Violenza di genere: il 31% delle donne incontra ostacoli nell’accesso alle cure sanitarie

Giulia Ippolito

Il 25 novembre, Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, ci invita a riflettere su un fenomeno che, purtroppo, non conosce confini geografici, culturali o sociali. La violenza contro le donne è una realtà che interessa un numero incredibile di donne in tutto il mondo, con effetti devastanti sulla loro salute fisica, mentale e sociale. Eppure, nonostante gli sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere misure di prevenzione, ancora troppe donne non hanno accesso a reti di supporto adeguate e alle cure di cui avrebbero bisogno. In Italia, ad esempio, quasi la metà delle donne vittime di violenza non ha mai partecipato a iniziative di prevenzione sanitaria (D.i.Re), e il 62% di esse non ha autonomia economica, una delle cause principali che ostacolano la denuncia (Fondazione Onda ETS).

La resistenza della violenza: un ostacolo invisibile alla salute

La violenza contro le donne si manifesta in diverse forme: fisiche, psicologiche, sessuali, economiche. Ognuna di queste, oltre a compromettere il benessere e la dignità delle donne, ha un impatto diretto sulla loro salute. Un’indagine condotta dai Centri Antiviolenza della Rete D.i.Re ha evidenziato che il 31% delle donne che necessitano di cure mediche incontra barriere nell’accesso ai servizi sanitari a causa della violenza, mentre il 24% ha difficoltà economiche che impediscono loro di accedere a trattamenti e prevenzione. Questi dati dimostrano come la violenza non solo danneggi fisicamente, ma crei anche una barriera psicologica e pratica che impedisce alle donne di prendersi cura di sé. Come ha sottolineato Cristina Carelli, Presidente di D.i.Re, “la prevenzione sanitaria non è un tema separato dal contrasto alla violenza, ma parte integrante di esso”.

Inoltre, la violenza psicologica è una delle forme più diffuse, che spesso non viene riconosciuta come tale. L’indagine D.i.Re ha rivelato che oltre il 70% delle donne intervistate ha sperimentato episodi di solitudine, un chiaro segno di un danno psicologico profondo. La solitudine, l’ansia, il senso di colpa e la fatica a fidarsi di sé e degli altri sono tra le conseguenze più gravi della violenza, come ha osservato la Prof.ssa Manuela Stranges, che ha partecipato alla realizzazione dell’indagine.

Guarda la video intervista QUI.

Iniziative per il cambiamento: dalla sensibilizzazione all’azione concreta

Se la violenza di genere è una realtà difficile da affrontare, le iniziative che nascono in risposta ad essa dimostrano che il cambiamento è possibile. La quinta edizione dell’(H) Open Week organizzata da Fondazione Onda ETS è un esempio di come la rete degli ospedali con il Bollino Rosa e i Centri Antiviolenza stiano cercando di rispondere concretamente alle necessità delle donne. Durante questa settimana, che si terrà dal 21 al 27 novembre, le donne vittime di violenza potranno usufruire di supporto medico, psicologico e legale in modo gratuito e protetto, con l’obiettivo di farle sentire meno sole e più supportate. “Denunciare, chiedere aiuto e intervenire non devono essere considerati solo atti individuali, ma gesti che possono innescare un cambiamento collettivo”, afferma Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda ETS, ricordando che la violenza contro le donne deve diventare una causa che riguarda tutta la società.

Le farmacie con il Bollino RosaVerde, supportate anche dalle politiche di prevenzione messe in atto da aziende come Novartis, stanno diventando punti di riferimento per la salute delle donne. Inoltre, l’iniziativa La salute è di tutte, promossa da D.i.Re con il patrocinio della Società Italiana di Cardiologia, si propone di colmare un altro vuoto: l’accesso a cure preventive, come quelle per il tumore al seno e le malattie cardiovascolari, tra le principali cause di morte per le donne italiane.

Tecnologia al servizio delle donne: l’innovazione contro la violenza

L’innovazione tecnologica sta giocando un ruolo sempre più importante nel contrastare la violenza sulle donne. Un esempio di ciò è il progetto VIDES (Violence Detection System), che ha applicato l’intelligenza artificiale ai referti medici per identificare i segnali di violenza che spesso sfuggono agli operatori sanitari. Utilizzando algoritmi avanzati, questo sistema è stato in grado di scoprire circa 2.000 casi di violenza non segnalati, semplicemente analizzando le cartelle cliniche. Il progetto, ideato dall’Università di Torino in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, rappresenta una vera e propria innovazione nel settore della salute pubblica. Come spiega Daniele Radicioni, professore di Tecnologie del Linguaggio Naturale, “questo sistema può supportare i medici nell’individuazione rapida dei traumi compatibili con un maltrattamento, facendo così scattare le procedure di tutela previste dalla legge”.

La prevenzione è la chiave per un cambiamento duraturo

Nonostante questi passi avanti, la violenza contro le donne non potrà essere sradicata senza un cambiamento culturale profondo. L’educazione alla parità di genere, la formazione del personale sanitario per riconoscere i segni della violenza e il rafforzamento delle reti di supporto sono cruciali per prevenire e contrastare la violenza. È fondamentale anche che ogni donna abbia accesso ai servizi di salute, indipendentemente dalla sua condizione economica e sociale.

L’invito che ci arriva dalle iniziative come l’(H) Open Week, dalle ricerche di D.i.Re e dai progetti innovativi come VIDES è chiaro: la violenza contro le donne non è solo un problema delle vittime, ma di tutta la società. È necessario che ciascuno di noi si impegni a riconoscere e denunciare le forme di violenza, a offrire supporto a chi ne è vittima e a lavorare insieme per un cambiamento culturale che possa finalmente garantire alle donne una vita libera da violenza e discriminazioni.

di Giulia Ippolito

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