Obesità: una sfida nazionale tra prevenzione, innovazione e nuove leggi

Giulia Ippolito

L’obesità non è più soltanto una statistica o un allarme ricorrente nei rapporti sulla salute: è una condizione che sta ridefinendo in profondità il modo in cui il sistema sanitario italiano pensa la prevenzione, la cura e il ruolo della medicina. È in questo contesto che oggi, a Napoli, è stato presentato il 10° Rapporto sull’Obesità in Italia, curato dall’Istituto Auxologico IRCCS e accompagnato dalla partecipazione del Ministro della Salute, Orazio Schillaci. I dati raccolti mostrano un Paese alle prese con una crescita costante della malattia: quasi la metà degli adulti è in sovrappeso (46,3%) e 5,8 milioni di persone rientrano nei parametri dell’obesità. Anche l’età pediatrica evidenzia segnali preoccupanti, con oltre un ragazzo su quattro in eccesso di peso. Le differenze regionali sono marcate: Campania, Calabria e Sicilia registrano i valori più alti, mentre Trento e Bolzano si collocano ai livelli più bassi. Un divario che evidenzia quanto il fenomeno sia influenzato dal contesto socioeconomico e culturale.

La rivoluzione nell’approccio all’obesità

L’edizione di quest’anno parla esplicitamente di “rivoluzione”: una nuova definizione internazionale di «obesità clinica», l’arrivo di farmaci incretinici più efficaci, protocolli mirati e percorsi personalizzati stanno ampliando le possibilità terapeutiche. “Finalmente possiamo parlare di medicina su misura per il paziente obeso”, ha commentato il presidente di Auxologico, Mario Colombo, richiamando la trasformazione che coinvolge non solo la clinica, ma l’intero sistema assistenziale. L’Italia è diventata il primo Paese al mondo ad adottare una legge specifica sull’obesità, riconoscendola come malattia cronica. “L’obesità non è una colpa, è una patologia che va trattata come tale”, ha dichiarato il Ministro Schillaci. Il provvedimento punta a migliorare la prevenzione, la presa in carico e la formazione del personale sanitario, ma soprattutto a superare lo stigma che ancora pesa sui pazienti.

Un approccio multidisciplinare

La complessità della malattia richiede un lavoro coordinato tra diverse figure professionali. “La cura dell’obesità non può essere solo medica, ma deve comprendere anche il supporto psicologico e l’educazione alimentare”, ha ricordato il professor Gianluca Castelnuovo. Dalla chirurgia bariatrica ai nuovi farmaci, dai percorsi riabilitativi al sostegno motivazionale, la presa in carico deve essere continua e integrata, per evitare ricadute e affrontare anche gli aspetti emotivi e sociali. Oltre alle conseguenze sulla salute individuale, il Rapporto evidenzia un impatto economico rilevante: più di 13 miliardi di euro all’anno, tra spesa sanitaria e costi indiretti. “È fondamentale che l’accesso ai nuovi trattamenti sia equo e sostenibile per il Sistema Sanitario Nazionale”, ha spiegato l’epidemiologo Pietro Ferrara, sottolineando la necessità di protocolli uniformi tra le regioni.

Educazione alimentare: il futuro parte dai giovani

La prevenzione più efficace resta quella che si costruisce nelle scuole. Il Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, Lucio d’Alessandro, ha ricordato come l’obesità sia “una patologia dall’eziologia multifattoriale”, legata anche a fattori sociali e psicologici. Per questo l’ateneo lavora da anni sulla formazione dei futuri insegnanti, affinché educazione alimentare e attività fisica diventino elementi centrali dei percorsi scolastici.

di Giulia Ippolito

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