Per milioni di persone nel mondo, abbassare il colesterolo cattivo resta una sfida quotidiana. Nonostante statine, diete e nuove terapie iniettabili, molti pazienti non riescono a raggiungere i livelli ideali di colesterolo LDL, quello che ostruisce le arterie e aumenta il rischio di infarto e ictus. Ma una nuova molecola sperimentale, enlicitide, potrebbe rappresentare un importante passo avanti: è il primo inibitore orale di PCSK9, sviluppato da MSD (Merck & Co.), capace di offrire la potenza delle terapie iniettive in una semplice compressa da assumere una volta al giorno.
Un meccanismo già noto, ma in una forma più semplice
Enlicitide agisce su una proteina chiamata PCSK9, che regola la capacità del fegato di eliminare il colesterolo LDL dal sangue. Bloccare questa proteina significa “liberare” più recettori epatici capaci di catturare il colesterolo in eccesso. Finora, questa strategia era possibile solo con farmaci iniettabili, ma enlicitide è riuscita a ottenere lo stesso effetto in forma orale, grazie a una nuova tecnologia basata su peptidi macrociclici. Come spiega il professor Alberico L. Catapano, presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi, “enlicitide rappresenta un approccio innovativo, perché combina l’efficacia degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 con la semplicità d’uso di una pillola quotidiana. Potrebbe aprire una nuova fase nella gestione del colesterolo alto”.
I risultati: fino al 60% di riduzione del colesterolo LDL
I dati arrivano da due grandi studi clinici di Fase 3 – CORALreef Lipids e CORALreef HeFH – presentati durante le Scientific Sessions 2025 dell’American Heart Association. Nel primo studio, che ha coinvolto quasi 3.000 pazienti con malattia cardiovascolare o ad alto rischio, l’assunzione di enlicitide una volta al giorno ha portato a una riduzione media del 55,8% del colesterolo LDL dopo 24 settimane rispetto al placebo. Il beneficio è stato mantenuto fino a un anno, con una riduzione del 47,6%. Anche altri indicatori di rischio, come il colesterolo non-HDL, l’apolipoproteina B e la lipoproteina(a), si sono ridotti in modo significativo.
Nel secondo studio, dedicato ai pazienti con ipercolesterolemia familiare eterozigote, una forma ereditaria della malattia, la riduzione del colesterolo LDL è arrivata al 59,4% a 24 settimane e al 61,5% dopo un anno. Sorprendentemente, il farmaco è risultato ben tollerato: gli effetti collaterali sono stati simili a quelli del placebo, e solo il 3% circa dei pazienti ha interrotto il trattamento per eventi avversi. L’aderenza al farmaco è stata altissima (oltre il 97%), un dato non scontato quando si parla di terapie croniche.
Una risposta attesa da tempo
In Italia, si stima che circa un adulto su quattro abbia livelli elevati di colesterolo LDL, e quasi il 70% dei pazienti con malattie cardiovascolari non riesca a raggiungere i valori target, anche con le migliori cure disponibili. Per chi soffre di ipercolesterolemia familiare, la situazione è ancora più complessa: questa condizione genetica, che colpisce una persona su 250, aumenta fino a 13 volte il rischio di infarto precoce. “Nonostante i progressi delle statine e dei farmaci iniettivi, restano ancora molte persone che non riescono a controllare il colesterolo come dovrebbero”, ha spiegato il professor Gaetano De Ferrari, direttore della Cardiologia all’Ospedale Molinette di Torino. “Un inibitore di PCSK9 orale potrebbe colmare una lacuna importante, semplificando la vita dei pazienti e migliorando la prevenzione cardiovascolare”.
Prospettive e prossimi passi
Enlicitide non è ancora disponibile sul mercato, e il suo iter regolatorio è appena iniziato: MSD prevede di presentare i dati alle autorità internazionali nei prossimi mesi. Se approvato, potrebbe rappresentare la prima terapia orale di nuova generazione capace di agire sul meccanismo PCSK9, finora dominio esclusivo delle iniezioni. “Abbiamo progettato enlicitide per offrire l’efficacia e la specificità dei trattamenti più avanzati in una forma semplice e accessibile”, ha dichiarato Dean Y. Li, presidente dei Laboratori di Ricerca MSD. In un mondo in cui le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte, un farmaco orale capace di ridurre in modo consistente il colesterolo cattivo potrebbe offrire, in futuro, una nuova opportunità terapeutica per milioni di persone.
di Giulia Ippolito



