“Corpo libero”. Il docufilm sull’obesità alla Festa del Cinema di Roma

Lavinia Sdoga

L’obesità – che, in Italia, colpisce oltre 6 milioni di persone – è una «malattia cronica, progressiva e recidivante», ancora troppo spesso accompagnata da stigma, sottovalutazione clinica e ritardi nell’accesso alle cure.
In questo contesto (culturale e sanitario) di forte minimizzazione arriva Corpo libero, un documentario – presentato in anteprima alla 20° edizione della Festa del Cinema di Roma e disponibile, da novembre, su La7 e Amazon Prime Video –, prodotto da Telomero Produzioni con il patrocinio dell’Associazione Amici Obesi e il contributo non condizionante di Eli Lilly.
L’opera porta sullo schermo l’obesità come malattia cronica complessa, delineandone le dimensioni biologiche, psicologiche e sociali e incoraggiando l’adozione di approcci terapeutici consapevoli e multidisciplinari, capaci di superare stereotipi e falsi miti.

La voce dei pazienti: percorsi di cura e rinascita
Iris, Marco, Maria e Roberto. Sono solo alcuni dei tanti volti che hanno vissuto (e con-vissuto) con il dolore della malattia. Ospiti alla Festa del Cinema, raccontano le cause – molteplici e complesse – che hanno condizionato il loro peso e qualità di vita, causandogli forte sofferenza, dolore e senso di colpa. Il film segue l’evoluzione di questi quattro percorsi clinici e motivazionali, dal supporto nutrizionale alle terapie psicologiche, fino al recupero di una piena partecipazione sociale. «Collaborare alla realizzazione del documentario Corpo Libero ha significato rimettermi nuovamente in gioco, far riaffiorare sensazioni (anche negative) ma che, nel bene o nel male, non si possono cancellare – dichiara Iris Zani, Presidente di Amici Obesi e FIAO –. Raccontare un vissuto ormai lontano significa dare speranza a chi, in questo momento, è convinto di non farcela e che nulla cambierà, perché non è così. Ho imparato nel tempo a prendermi cura del mio corpo, a conviverci e a non contrastarlo più. Credo che mettermi a nudo così, raccontando la mia storia in questo documentario, possa aiutare più di tante parole».

La voce dei clinici: un’alleanza terapeutica
Nel documentario le storie dei pazienti si intrecciano con le analisi degli specialisti – Annamaria Colao ed Edoardo Mocini –, che illustrano i meccanismi biologici regolatori del peso e metabolismo corporeo e sottolineano l’importanza della personalizzazione terapeutica. Diagnosi accurata, intervento nutrizionale, attività fisica adattata, counselling e terapie farmacologiche. Tanti diversi strumenti e possibilità, con un obiettivo unico e comune: restituire alle persone strumenti concreti per non ricadere nelle abitudini che alimentano la progressione della patologia. «Questo documentario rappresenta un contributo fondamentale per diffondere conoscenza e consapevolezza su una patologia spesso fraintesa e stigmatizzata come l’obesità, ancora troppo frequentemente considerata un vizio o un problema di natura ‘estetica’ – ribadisce Mocini, medico chirurgo specialista in Scienze dell’Alimentazione –. In realtà, si tratta di una patologia cronica, complessa e ingravescente, che richiede un corretto inquadramento da parte di medici specialisti e un trattamento con terapie adeguate, basate su evidenze scientifiche».

La legge per riconoscere l’obesità
Il docufilm arriva in concomitanza con l’approvazione della prima legge al mondo – Legge Pella (Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità), promulgata in Italia il 1° ottobre 2025 – che riconosce l’obesità come patologia cronica, progressiva e recidivante, inserendola nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Tale norma mira ad ampliare le risorse destinate al trattamento di questa malattia, alleggerendo il carico economico oggi sostenuto dai pazienti, in particolare quelli più vulnerabili. «La nuova cornice normativa sancisce il superamento dello stigma che considera l’obesità un problema di scarsa volontà – spiega Federico Villa, Associate Vice President Corporate Affairs & Patient Access Italy HUB di Lilly –. Il documentario Corpo Libero si inserisce in questo percorso di riconoscimento e sensibilizzazione sulla patologia, con l’obiettivo di promuovere una corretta informazione sull’obesità e favorire una maggiore consapevolezza non solo tra i pazienti, ma nell’opinione pubblica nel suo complesso».

La narrazione: una voce per superare la grassofobia
A guidare il racconto è la voce narrante dell’attrice Stefania Rocca, che evidenzia i rischi della grassofobia nella società e nei media, invitando a promuovere maggiore inclusività e informazione scientifica corretta. «In una società in cui i modelli di bellezza sono purtroppo penalizzanti per chi ha un corpo non conforme ai canoni estetici proposti dai social, dalla moda, dalla pubblicità, le persone con problemi di peso sono oggetto di grassofobia, di commenti che fanno male, di pregiudizi che li rappresentano come pigri, senza forza di volontà – afferma Rocca –. Partecipare a Corpo Libero ha significato accendere una luce sulle storie di chi  ha lottato e sta lottando per perdere peso, e spero che il documentario possa contribuire a far sì che la società diventi più inclusiva ed accogliente, soprattutto oggi che la scienza ha dimostrato come l’obesità non sia una colpa ma una patologia vera e propria».
Corpo libero si propone, quindi, come strumento di consapevolezza per cittadini, operatori sanitari e decisori politici, sostenendo un cambio culturale essenziale per migliorare i percorsi di cura e prevenzione.

 

Fonte della foto in copertina: Agenzia Dire 

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