Virus Respiratorio Sinciziale. Il rischio è alto, ma la prevenzione è possibile

Lavinia Sdoga

Ogni anno, nel nostro Paese, il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) causa circa 290mila infezioni respiratorie acute negli adulti e oltre 50mila ricoveri tra bambini sotto i cinque anni e anziani over 60. Un impatto significativo, ma ancora troppo sottovalutato, sebbene oggi la prevenzione sia possibile con vaccini e immunoprofilassi. È quanto emerso dall’incontro “Giornalismo scientifico e comunicazione biomedica: il caso della malattia infettiva da virus respiratorio sinciziale”, promosso dal Master SGP – La Scienza nella Pratica Giornalistica dell’Università Sapienza (Roma), con il contributo non condizionante di Pfizer.

VRS: virus diffuso ma poco riconosciuto
Il VRS, che nella maggior parte dei casi si manifesta con sintomi simili all’influenza, può generare complicanze molto gravi nei soggetti fragili (anziani, immunodepressi e neonati). Sebbene la diagnosi sia spesso difficile – a causa della somiglianza dei sintomi con altre infezioni respiratorie –, ogni anno vengono stimati quasi duemila decessi tra gli adulti. «Serve una sorveglianza più efficiente per capire il reale impatto di queste infezioni – ha spiegato Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all’Università del Salento –.  In questo senso, la rete nazionale RespiVirNet, evoluzione del sistema Influnet, rappresenta un passo avanti nel monitoraggio dei virus respiratori».

Prevenzione: l’importanza dei vaccini
Nel 2023, nei Paesi dell’Unione Europea, sono stati resi disponibili i vaccini contro il VRS, indicati per gli anziani over 60 e per le donne in gravidanza. Sara Boccalini, professoressa di Igiene Generale e Applicata all’Università degli Studi di Firenze, spiega che: «Nel nostro Paese, in particolare, le società scientifiche raccomandano il vaccino per gli over 75 e per i soggetti con patologie croniche sopra i 60 anni, anche se non è ancora incluso nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale».
La vaccinazione è, indubbiamente, uno strumento molto importante. Come rilevato da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, può ridurre le ospedalizzazioni fino all’83% e le forme gravi di VRS del 91%.

L’importanza della comunicazione scientifica
Per aumentare la consapevolezza sui rischi del VRS e sulle opportunità di prevenzione, gli esperti sottolineano l’importanza di una comunicazione scientifica corretta e autorevole. «Solo comprendendo e comunicando il peso reale dell’VRS si possono rafforzare le strategie preventive – ha affermato Caterina Rizzo, professoressa di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Pisa –. Ed è solo così che riusciremo a  proteggere efficacemente le fasce più vulnerabili della popolazione».

 

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