Obesità e lavoro. Il corpo un curriculum non richiesto

Lavinia Sdoga

Pregiudizio, discriminazione, stigma, esclusione. Il mondo del lavoro è, purtroppo, ancora saturo di tutto questo: chi vive con l’obesità viene spesso considerato meno competente, meno affidabile, meno capace, soprattutto se l’impiego implica un contatto con il pubblico o uno sforzo fisico.
Ecco così che l’eccesso ponderale non resta più “solo” una questione di salute, ma una lente distorta attraverso cui si valutano competenza, impegno, valore professionale. L’obesità, piuttosto che una condizione fisica, diventa una barriera invisibile che separa il merito dal giudizio, trasformando il corpo in un curriculum che nessuno ha chiesto, ma che tutti leggono.
Nel nono episodio del podcast “Oltre il peso. Voci che raccontano corpi, vite e percorsi di salute” – realizzato da Medikea per la Federazione Italiana Associazioni Obesità (FIAO) con il contributo non condizionato di Eli Lilly – raccontiamo il delicato rapporto tra obesità e lavoro, due mondi che, talvolta, tendono tristemente a restare avversi e paralleli.

Guarda l’episodio qui:
https://youtu.be/6tqdKT_G5fA?si=k_TYRmBQm1KDqekl

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Obesity, le persone con obesità vengono scartate dai colloqui più spesso, pur avendo curriculum uguale agli altri. Qualcosa di simile è successo anche a Daniela Borghese, donna lavoratrice ed ex paziente con obesità, che in questa nona  puntata – intitolata Troppo per il ruolo? – Obesità, lavoro e pregiudizio. Quando il corpo diventa un CV che nessuno ha chiesto – racconta la sua storia: tra fatica, impegno, sofferenza e pregiudizi. Daniela aveva un sogno, diventare estetista, eppure si è ritrovata a fare tutt’altro: dal lavoro in autolavaggio, al corso da OSS. «Quando mi hanno detto che non ero adatta per fare l’estetista mi sono arrabbiata molto – racconta la donna –. Sapevo di essere brava, invece non mi hanno neanche fatto fare una prova. “Ma non ti vergogni a fare i massaggi con quel corpo”, con queste parole mi hanno fatto capire che non avrei rispettato i canoni, che il mio corpo non era di buon esempio. Per fortuna non mi sono abbattuta e ho iniziato a lavorare in un autolavaggio con mio marito. Mi è piaciuto tantissimo, anche se all’inizio ho fatto fatica perché non entravo nelle macchine. Però lavoravo, mi piaceva vedere le persone e andavo lì con gioia».

Ascolta l’episodio qui:
https://open.spotify.com/episode/7xuh0OwS88OXo9T6OQEipQ

Accanto a Daniela, la dottoressa Mikiko Watanabe, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo alla Sapienza Università di Roma, spiega come la medicina – grazie alle terapie innovative – offra oggi nuove opportunità alle persone con obesità, anche in chiave di reinserimento attivo nella vita sociale e lavorativa. «È sbagliato presupporre che la persona con obesità non possa essere altrettanto (o addirittura più) brava nel posto di lavoro – dice –. La medicina oggi può permettere al paziente con obesità un accesso a ogni tipo di lavoro senza alcun tipo di ostacolo, né pratico né emotivo. Tuttavia, per coloro che hanno necessità di rientrare nel mondo del lavoro ci sono oggi diverse opportunità: oltre a dieta e stile di vita sani, anche chirurgia bariatrica e farmaci efficaci, sicuri e protettivi. Insomma, tanti approcci tutti volti alla personalizzazione della terapia e, quindi, al rendere la vita del paziente con obesità migliore e più lunga».
Investire sul benessere delle persone con obesità – includendole nelle dinamiche lavorative – significa, infatti, alleggerire il peso della malattia, trovare canali di integrazione, rendere la vita realmente utile, soddisfacente e degna di essere vissuta, a pieno e con gioia.

 

di Lavinia Sdoga

Condividi