Le infezioni fungine – micosi cutanee come la candida, il piede d’Atleta, la Pityriasis versicolor, il prurito del fantino – sono problematiche invasive che, specialmente negli ultimi anni, si stanno presentando con sempre maggior incidenza, soprattutto in ambito ospedaliero. Contrastarle, oggi, è una vera e propria sfida sanitaria. Ed è proprio nel tentativo di vincere questa sfida che – su iniziativa della rivista Italian Health Policy Brief (IHPB) – è nato il meeting dal tema “Prevenzione e presa in carico delle infezioni fungine invasive”. Un’occasione di confronto e riflessione clinica tra esperti del campo medico e rappresentanti delle associazioni di pazienti: un determinato scientific and advocacy network con l’obiettivo di formulare raccomandazioni concrete per dare una risposta sanitaria adeguata ed efficace.
Le criticità nel sistema di cura
Nonostante l’innalzamento dei casi, in questi ultimi anni, non c’è stato alcun tipo di progresso terapeutico nella cura delle infezioni fungine.
Tra le criticità più significative evidenziate dagli esperti, la diagnosi tardiva – legata all’utilizzo di metodi superati e alla carenza di tecnologie inadeguate nei laboratori ospedalieri –, la scarsa attenzione clinica verso le infezioni fungine – sia nella medicina generale che in ospedale – e, infine, la parcellizzata collaborazione tra ospedale e territorio che, se fosse più diffusa, porterebbe importanti risultati in termini di prevenzione.
«I laboratori di microbiologia dovrebbero rafforzare le proprie capacità diagnostiche – ha affermato Paolo Antonio Grossi, Direttore clinico delle Malattie infettive e tropicali di Asst – Sette Laghi di Varese -. L’impiego di strumenti diagnostici molecolari e rapidi consentirebbe diagnosi tempestive anche in contesti meno specializzati, permettendo così di avviare precocemente i trattamenti e ridurre la mortalità». Marco Falcone, Membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicale, ha aggiunto: «In Italia, la problematica più grave riguarda l’inadeguata cultura medica e l’insufficiente consapevolezza dei cittadini. I farmaci antinfettivi sono spesso prescritti in maniera inappropriata e i medici non conoscono le controindicazioni del loro utilizzo».
Prevenzione: come possono agire le associazioni di pazienti?
Prevenzione e sensibilizzazione sono strettamente interconnesse. Questi due aspetti – che dovrebbero trovare maggior attenzione anche nella formazione universitaria – vedono al loro centro la cultura dell’antimicrobico-resistenza.
Ad avere un ruolo chiave – sia in materia di prevenzione, che nel contrasto dell’antimicrobico-resistenza – sono le associazioni dei pazienti e le organizzazioni civiche. «Abbiamo un forte e consolidato impegno in questo campo – ha detto Valeria Fava, Responsabile coordinamento politiche per la salute di Cittadinanzattiva –. Per innescare un cambiamento culturale è fondamentale che i cittadini e i pazienti sviluppino un maggior senso di responsabilità, collaborando attivamente con le istituzioni, il cui impegno sull’antimicrobico-resistenza si sta rafforzando».
Candida auris e Candida parapsilosis: i numeri
Questi due tipi di infezioni fungine, molto diffuse nei distretti sanitari, sono caratterizzate da un’elevata resistenza agli antifungini.
Nonostante le opzioni terapeutiche oggi disponibili, il tasso di mortalità della candidiasi invasiva (IC) – grave infezione sistemica da Candida che si manifesta a livello ematico o dei tessuti viscerali profondi – è pari al 31,4% nella popolazione generale e al 49% negli adulti ricoverati in terapia intensiva (ICU) dopo un intervento chirurgico.



