Chi ha detto che il peso rappresenti un “problema” solo per le donne? Perché il corpo non potrebbe (o dovrebbe) essere “oggetto” di cura, disagio, amore, attenzione anche negli uomini?
L’obesità – così come gli altri disturbi del comportamento alimentare – non interessa solo il genere femminile, ma anche quello maschile.
Nella quarta puntata del podcast “Oltre il peso. Voci che raccontano corpi, vite e percorsi di salute”, realizzato da Medikea per la Federazione Italiana Associazioni Obesità (FIAO) con il contributo non condizionato di Eli Lilly, affrontiamo un tabù spesso invisibile: l’obesità maschile.
Ospite dell’episodio – intitolato “Corpi forti, fragilità nascoste. Quando il peso sfida l’identità maschile” – il paziente Mauro Maltinti ci parla della propria esperienza, una continua ricerca di equilibrio tra disagio emotivo, crollo economico e chili in eccesso.
Per molti uomini, ammettere le fragilità del proprio corpo è ancora un ostacolo. Il giudizio esterno – spesso silenzioso e tagliente – può fare male, anche più di tante parole, ed essere causa di vergogna, frustrazione, senso di colpa. Ma, anche se invisibile, l’obesità negli uomini è reale e come tale dev’essere riconosciuta e affrontata.
«La società mi ha sempre puntato il dito: gli amici, i conoscenti, i colleghi di lavoro – racconta il nostro ospite –. La maggioranza delle persone è convinta che sia un problema di “cibo”, che basti mangiare meno. Persino un dottore una volta mi disse “mangia meno salamelle”. Ed era appunto un professionista… figuriamoci, quindi, cosa possono pensare le persone ‘normali’!».
Ascolta l’episodio qui:
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Accanto a Mauro, c’è Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoterapeuta, che – approfondendo il tema dello stereotipo del “maschio forte”– ci spiega i rischi, fisici e psicologici, legati alla negazione della fragilità. «“Il maschio non deve chiedere aiuto”: è questo, purtroppo, uno dei grandi cliché – dice –. Si pensa che, quando in un uomo c’è qualcosa che non va, lui debba farcela da solo, per dimostrare a sé stesso e agli altri che è riuscito a cambiare questa condizione in modo autonomo. Ed è proprio così che inizia un crocevia di frustrazione che rischia di non finire mai».
Lo stereotipo del “maschio che riesce a badare a se stesso” necessita di essere superato perché, come afferma lo psichiatra: «Bisogna far sì che le inquietudini che hanno causato la condizione di obesità siano risolte in un sistema di aiuto e di sostegno, per esempio all’interno di un’associazione».
Frustrazione, rabbia, depressione, sfiducia. Queste le principali tinte emotive degli uomini con obesità. La stessa frustrazione, rabbia, depressione, sfiducia che anche Mauro ha provato tante volte. Ma da cui ha voluto (e, finalmente, sta riuscendo) a liberarsi. «Dopo l’ennesimo fallimento individuale, arrivi a un punto in cui dici “No: devo convincermi che da solo non ce la posso fare” e cominci a chiedere aiuto».
Farlo, è fondamentale. «Inizialmente, mi sono rivolto ai medici della struttura più grande che c’era nella mia città, purtroppo non ho attorno a me una rete familiare, il che ha reso il mio percorso ancora più lungo e faticoso. Poi ho incontrato l’associazione Small mai più obesi e quella è stata la svolta: da lì è cambiata la mia vita».
La storia di Mauro e la testimonianza del dottor Mendolicchio ci dimostrano che chiedere aiuto è fondamentale: riconoscere la malattia per accettarla e affrontarla, con forza, coraggio e determinazione.
In foto: Mauro Maltinti, paziente con obesità e Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoterapeuta, responsabile della U.O. Riabilitazione dei Disturbi Alimentari e della Nutrizione all’Auxologico di Piancavallo, negli studi di Erazero (Milano).
Articolo di Lavinia Sdoga



