Crisi demografica. Perché l’Italia è sempre più vecchia?

Lavinia Sdoga

Un’Italia che invecchia, fa meno figli e guarda al futuro con incertezza. Questo il quadro – scoraggiante ma realistico – emerso dal sondaggio “Demografia, un patto tra generazioni”, condotto da Adnkronos Q&A su un campione non statistico di 5mila persone.
«La crisi demografica ha un impatto fortemente negativo sull’economia e, in generale, su tutta la società – afferma Marina Elvira Calderone, Ministro del lavoro e delle politiche sociali –. Per contrastarla, dobbiamo migliorare le retribuzioni, siglare contratti più efficaci, adottare misure che permettano alle donne di conciliare lavoro e maternità».
Nel nostro Paese, l’invecchiamento è una tema forte e i dati rilevati dal sondaggio lo dimostrano. Infatti, oltre il 75% delle persone intervistate ha riferito di considerare l’invecchiamento come un «problema serio per le generazioni future» (a fronte solo di una piccola parte – il 13% – che riesce a vederlo come un’«opportunità»).
Diverse le ragioni che spingono i giovani a fare sempre meno figli: instabilità lavorativa, costi della vita troppo alti, paura e incertezza per il futuro.
«Per invertire questa tendenza, va costruito un modello di welfare integrato, che superi l’assistenzialismo, grazie a un patto sociale congiunto tra istituzioni, terzo settore, imprese e mondo produttivo – dice Maria Teresa Bellucci, viceministro del lavoro e delle politiche sociali –. Il nostro obiettivo è sostenere le imprese con strumenti come fringe benefit e premi di produttività, e rafforzare lo scenario lavorativo con riforme che potenzino i servizi di prossimità».
Rispetto al fronte lavorativo, oggigiorno, sono molti i giovani che guardano al futuro con pessimismo. Dal sondaggio sembra che più del 76% delle persone (intervistate) ritenga che la propria condizione tra vent’anni sarà peggiore di quella attuale, l’87% ha paura di non raggiungere una pensione adeguata o addirittura di non riceverla affatto e solo il 13% si sente invece «tranquillo».
«Sappiamo che l’incidenza del sistema contributivo sarà prevalente e il rischio di pensioni più povere sarà sempre più alto, per questo bisogna rafforzare la previdenza complementare – spiega Claudio Durigon, Sottosegretario al lavoro e politiche sociali –. Il TFR va indirizzato su una previdenza complementare che possa dare sostentamento ai futuri pensionati».
Ed è proprio in questo contesto che, dunque, cresce l’interesse per l’educazione finanziaria: il 60% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di voler imperare a gestire meglio le proprie risorse, soprattutto a partire dall’insegnamento scolastico.
Infine, altro tema centrale, quello dei caregiver. Ben una persona su quattro si prende cura di un familiare – il 58% di loro lo fa senza ricevere alcun tipo di aiuto –, mentre solo il 6% riconosce un supporto dallo Stato e appena il 2% dalle aziende.
Un quadro complesso, che richiede risposte strutturali, a partire da lavoro stabile, valorizzazione delle competenze e un modello di welfare più inclusivo e moderno.

di Lavinia Sdoga

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