Dal Congresso Europeo sull’Obesità (ECO) in corso a Malaga arriva una notizia che potrebbe cambiare il modo in cui affrontiamo la gestione del peso: tirzepatide si è dimostrato significativamente più efficace della semaglutide nella riduzione del peso corporeo. I risultati completi dello studio clinico SURMOUNT-5, pubblicati in contemporanea sul New England Journal of Medicine, parlano chiaro: a 72 settimane, i pazienti trattati con tirzepatide hanno perso in media il 20,2% del proprio peso corporeo, contro il 13,7% nel gruppo semaglutide.
I numeri dello studio SURMOUNT-5
Lo studio, di fase 3b, ha coinvolto 751 adulti con obesità o sovrappeso e almeno una comorbidità correlata, escluso il diabete. I partecipanti, tutti seguiti anche con counseling nutrizionale e sull’attività fisica, sono stati trattati con la dose massima tollerata dei due farmaci. La perdita media assoluta di peso è stata di 22,8 kg nel gruppo tirzepatide e di 15 kg nel gruppo semaglutide. Inoltre, il 64,6% dei pazienti trattati con tirzepatide ha raggiunto almeno il 15% di perdita di peso, contro il 40,1% con semaglutide.
Risultati clinici e impatto sulla qualità della vita
Anche la riduzione della circonferenza vita è stata più marcata con tirzepatide: 18,4 cm in media, contro i 13 cm ottenuti con semaglutide. “I risultati head-to-head di SURMOUNT-5 mostrano che tirzepatide porta a una maggiore riduzione del peso rispetto a semaglutide, fornendo ulteriori evidenze del suo valore come opzione efficace per la gestione dell’obesità”, ha dichiarato Louis J. Aronne, direttore del Comprehensive Weight Control Center e investigatore dello studio.
La posizione dei clinici italiani
Entusiasta anche la comunità scientifica italiana. “Accogliamo con piacere questi dati positivi sull’efficacia di tirzepatide, che ci rendono fiduciosi sulle maggiori opportunità per scongiurare rischi e complicanze dell’obesità, una vera e propria patologia cronica”, ha commentato Paolo Sbraccia, Professore Ordinario di Medicina Interna all’Università Tor Vergata di Roma. Ha sottolineato come questi risultati aprano la strada a un nuovo approccio terapeutico integrato e più efficace.
Sicurezza e tollerabilità: un confronto favorevole
Tirzepatide ha mostrato un profilo di sicurezza coerente con quanto già emerso dagli studi precedenti. Gli effetti collaterali sono stati in gran parte gastrointestinali e di grado lieve o moderato. Il tasso di interruzione del trattamento per eventi avversi è stato del 6,1% con tirzepatide, contro l’8% con semaglutide. Lo studio non era disegnato per un confronto diretto sulla sicurezza, ma i dati forniscono indicazioni incoraggianti.
Ricerca, innovazione e sistema salute
Per Elias Khalil, presidente e amministratore delegato di Lilly Italia, lo studio rappresenta un punto di svolta. “Con questa responsabilità e cooperazione, possiamo alzare gli obiettivi e raggiungere traguardi sempre più ambiziosi per i clinici e per i pazienti che vivono ogni giorno l’impatto di questa condizione”, ha dichiarato, ribadendo l’impegno dell’azienda per l’accesso e il riconoscimento dell’obesità come patologia cronica.
Un’opportunità concreta per il sistema salute
In Italia, tirzepatide è approvato per la gestione del peso negli adulti con un Indice di Massa Corporea pari o superiore a 30, o pari a 27 con comorbidità. Di recente, AIFA ne ha anche autorizzato la rimborsabilità per i pazienti con diabete di tipo 2. La possibilità di agire su due recettori naturali coinvolti nella regolazione dell’appetito (GIP e GLP-1) rende questa molecola una risorsa terapeutica all’avanguardia.



