Future, un forum per ripensare prevenzione, longevità ed economia

Irma D’Aria, giornalista scientifica

L’Italia è uno dei Paesi più longevi del Mondo, seconda solo al Giappone. Un fenomeno – quello della longevità – che richiede una gestione complessa, basata sulla ricerca di un raccordo equilibrato tra salute, economia e welfare sociale. «Costruire una società longeva e in buona salute è indispensabile per non avere squilibri nel sistema economico, sociale e sanitario – ha detto Daniela Bianco, partner The European House – Ambrosetti e responsabile Healthcare Practice, TEHA Group –. Serve un cambio di paradigma che metta al centro dell’agenda pubblica l’interconnessione tra salute, economia e demografia, così da incrementare anche gli investimenti in termini di prevenzione e innovazione». Nel nostro Paese, parlare di longevità – intesa, appunto, come fattore di profonda trasformazione sociale ed economica – significa dunque contemplare la necessità di (ri)cercare e (ri)trovare un nuovo equilibrio, che congiunga il fenomeno dell’invecchiamento con le esigenze sanitarie, economiche e sociali.
I numeri parlano chiaro: lo scorso anno, in Italia, l’aspettativa di vita è stata di 81,4 anni negli uomini e 85,5 nelle donne e si stima che, entro il 2050, l’età media sarà di oltre 50 anni, con un terzo della popolazione che ne avrà più di 65. Un dato che fa riflettere, soprattutto sulla necessità di investire in prevenzione, innovazione tecnologica e ricerca scientifica, così da garantire la stabilità economica del Paese e quella del Sistema Sanitario Nazionale. La gestione dell’invecchiamento, infatti, comporta costi elevati, poiché – come rilevato dal rapporto meridiano sanità di TEHA – gli over65 (sebbene rappresentino “solo” il 25% della popolazione totale) assorbono circa il 60% della spesa sanitaria nazionale, il che va a determinare un profondo sbilanciamento tra generazioni, con effetti diretti su produttività, sostenibilità dei sistemi previdenziali, domanda di assistenza. «L’invecchiamento della popolazione, sfida strutturale che l’Italia si trova ad affrontare, non ha solo implicazioni sanitarie e sociali, ma anche profonde ricadute sul piano economico – ha confermato Lucia Albano, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze –. È quindi fondamentale adottare politiche che riconoscano nella salute un volano di sviluppo, coesione e competitività e intendano la longevità come priorità da affrontare». La promozione di stili di vita sani e (soprattutto) la prevenzione sono elementi essenziali per garantire un invecchiamento in buona salute, limitare l’insorgenza delle malattie e ridurre l’impatto sulla sostenibilità del Sistema Sanitario. «Prevenzione e innovazione sono leve fondamentali per affrontare le sfide future e garantire un sistema più efficiente e accessibile – ha affermato Marcello Gemmato, sottosegretario al Ministero della Salute –. La salute è un pilastro per il benessere dei cittadini e per la crescita del Paese e investire in questo migliora il benessere e la qualità della loro vita, riduce i costi legati alle malattie e consente una migliore sostenibilità del sistema».
A giocare un ruolo fondamentale in tema di longevità sono le Life Sciences, settore di studi volto a favorire la ricerca e l’innovazione, con lo scopo di migliorare la salute della popolazione, la produttività e l’occupazione. «L’Italia sta attraversando una fase cruciale per ripensare il proprio modello di sviluppo e affrontare le grandi sfide legate alla longevità – ha dichiarato Özgür Yaziyurt, Country President, Pfizer Italia –. Dobbiamo rendere il nostro Paese un leader mondiale nel campo della salute e, in tal senso, il settore delle Life Sciences può rappresentare una leva e una strategica opportunità di crescita».
Perché l’invecchiamento non è solo una questione anagrafica, ma una sfida strutturale che impatta su welfare, economia e sostenibilità sociale.

di Lavinia Sdoga

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Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.