Morbo di Crohn: arriva mirikuzumab per il trattamento della patologia negli adulti

Francesco Ciavorella

Una nuova speranza per i pazienti affetti dalla malattia di Crohn: mirikizumab, farmaco di Eli Lilly, è stato approvato dalla Commissione Europea come terapia per il trattamento della malattia di Crohn in fase moderata o acuta nei pazienti adulti. Impiegato già per la cura della colite ulcerosa, fornisce un controllo a lungo termine sul morbo di Crohn e diminuisce l’intensità dei sintomi più impattanti, tra cui quello dell’urgenza intestinale.

Morbo di Crohn: definizione e sintomi
La malattia di Crohn – che in Italia colpisce circa 100mila persone – rappresenta una delle principali malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) e ha, come sintomi principali, diarrea, dolore addominale crampiforme, febbre, perdita dell’appetito e calo del peso. «Sono ancora tante le persone che convivono con questa patologia senza riuscire a gestirne i sintomi – dice Silvio Danese, direttore dell’unità di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’ospedale San Raffaele – che spesso può diventare invalidante, perché impatta su molti aspetti della vita sociale e professionale».
Nonostante i trattamenti, infatti, molti pazienti non riescono a controllare i sintomi della malattia o ad arrivare a una remissione completa: circa il 40% delle persone affette non risponde ai farmaci inibitori del TNF e il 50% di coloro che ottengono benefici nella fase inziale del trattamento, li perde dopo il primo anno di cure.

Mirikizumab: la nuova opzione terapeutica
Mirikizumab – la cui efficacia è stata evidenziata dagli studi VIVID-1 e VIVID-2 – agisce nel ridurre l’infiammazione del tratto gastrointestinale prendendo di mira una proteina specifica, l’interleuchina-23p19, fattore chiave dell’infiammazione intestinale nella malattia di Crohn.

«Oggigiorno, con Mirikizumab, i pazienti hanno a disposizione un’ulteriore opzione terapeutica per il trattamento della malattia e il controllo dei sintomi – spiega Alessandro Armuzzi, professore ordinario di gastroenterologia all’Humanitas University –. Questo farmaco rappresenta un punto di svolta nella gestione di questa malattia, che talvolta, se non adeguatamente controllata, può addirittura portare all’ospedalizzazione o all’intervento chirurgico».

L’efficacia di Mirikizumab: gli studi
«Lo studio randomizzato VIVID-1 ha evidenziato un significativo miglioramento nei pazienti trattati con mirikizumab, sia nella remissione clinica (54,1% a fronte del 19,6% delle persone trattate con placebo), che nella risposta endoscopica ottenuta dopo un anno (48,4% a fronte del 9% delle persone trattate con placebo) – spiega Massimo Claudio Fantini, direttore della struttura complessa di Gastroenterologia all’ AOU di Cagliari –. E ancora, è emerso che il 32,5% dei pazienti curati con questo nuovo farmaco ha ottenuto un miglioramento della risposta endoscopica a tre mesi, mostrando altresì una visibile guarigione del rivestimento intestinale».
Mirikizumab è attualmente in fase di analisi anche nel VIVID-2, nuovo studio finalizzato a valutare l’efficacia e la sicurezza del farmaco nei pazienti adulti, fin dopo i tre anni dall’assunzione.
«Dal VIVID-2 è emerso che, tra quelli che avevano raggiunto una risposta endoscopica dopo un anno nello studio VIVID-1, oltre l’80% ha mantenuto il risultato – contiCategorienua Fantini –. Inoltre, tra i pazienti che avevano ottenuto sia la remissione clinica che la risposta endoscopica dopo dodici mesi in VIVID-1, quasi il 90% sono rimasti stabili anche nel secondo anno di trattamento nel VIVID-2».

di Lavinia Sdoga

Condividi