C’è chi ogni giorno deve scegliere se mangiare o curarsi. E spesso la salute diventa un lusso. Sono le persone che vivono per strada, senza fissa dimora, senza medico, senza accesso a cure di base. Invisibili, per lo Stato e per i sistemi sanitari. Ma non per tutti.
Con il progetto H.O.P.E. – Health as an Opportunity to Promote Equity, promosso da Boehringer Ingelheim e dalla Comunità di Sant’Egidio, l’accesso alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle malattie croniche diventa possibile anche per chi è ai margini.
Un gesto concreto che trasforma la salute in un diritto, non un privilegio.
Un’opportunità per chi non ne ha mai avute
All’interno dell’HUB Salute e Prevenzione dell’ex ospedale San Gallicano di Roma, migliaia di persone in condizioni di grave fragilità potranno accedere a screening gratuiti per glicemia, pressione, peso, altezza. Parametri semplici, ma fondamentali per intercettare in tempo diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari.
In parallelo, il progetto offre informazione, educazione sanitaria e accompagnamento all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Perché prevenzione non significa solo misurare dei valori, ma riconoscere il valore della propria vita, anche quando il mondo sembra dimenticarsene.
“Molte delle persone che incontriamo non sanno nemmeno cosa significhi avere un medico. Vivono in una quotidianità dove la priorità è sopravvivere, non curarsi”, racconta Stefano Carmenati, AD della Comunità di Sant’Egidio.
Una risposta alla povertà sanitaria
Secondo ISTAT, in Italia ci sono oltre 96.000 persone senza fissa dimora. Solo a Roma, sono più di 23.000. Di queste, meno del 64% ha un medico di base. Significa che una grande parte della popolazione più vulnerabile è totalmente esclusa da qualunque tipo di assistenza sanitaria.
Una condizione che aumenta il rischio di sviluppare malattie croniche: il freddo, la cattiva alimentazione, la fatica fisica, la solitudine e l’impossibilità di curarsi sono una combinazione micidiale.
È qui che H.O.P.E. fa la differenza: non si limita a offrire un servizio sanitario, ma costruisce una rete solidale di ascolto, cura e orientamento, con appuntamenti settimanali, open day, personale medico e mediatori culturali formati. Tutto a titolo gratuito.
Un progetto che parla di equità
Il valore di H.O.P.E. non è solo medico. È sociale, umano, civile.
Significa portare la sanità dove non arriva, abbattere barriere burocratiche, linguistiche, culturali. Significa integrare pubblico e privato, creare modelli che funzionano, che si prendono cura davvero.
“La prevenzione deve diventare una porta d’accesso alla dignità, non un privilegio di pochi”, afferma Giusi Lecce, responsabile medico-scientifico dell’HUB.
H.O.P.E. non è un progetto di beneficenza. È un atto di giustizia. È un modo per ricordare che la salute è un diritto universale e che una società più giusta fa bene a tutti.
“Una società che si prende cura degli ultimi è una società dove si vive meglio, per tutti” – conclude Carmenati.



