Emicrania: conviverci è possibile con nuove terapie. Appello per riconoscerla come malattia cronica

Irma D’Aria, giornalista scientifica

L’emicrania – disturbo neurologico cronico appartenente al gruppo delle cefalee primarie – è una delle cause d’invalidità più frequenti tra la popolazione globale: a esserne affetti, in tutto il mondo, sono il 14% degli individui (soprattutto nella fascia d’età tra i 35 e i 50 anni). Si manifesta con un dolore forte e pulsante alla testa, che può durare ore o giorni; in base alla durata e all’intensità dei sintomi, viene classificata in episodica (se si verifica per meno di 15 giorni al mese), oppure cronica (se si verifica per 15 o più giorni al mese per tre o più mesi consecutivi).
Colpisce soprattutto il genere femminile – con una prevalenza di 3 su 4 rispetto a quello maschile –, tant’è che dei 6milioni di italiani che ne soffrono, 4milioni sono proprio donne. Ma riceverne una diagnosi non è affatto facile, perchè spesso questo disturbo viene sottovalutato o confuso con un “semplice mal di testa”. «È fondamentale creare una cultura dell’emicrania, una consapevolezza sociale della gravità di questa patologia – dice Cristina Tassorelli, direttrice della Scuola di Neurologia all’Università di Pavia –. Ed è altrettanto importante assicurare al paziente un sistema di cure in linea con gli standard nazionali, con le linee guida e con il progresso delle conoscenze medico-scientifiche».
È proprio in tal senso che lavora il network Migraine Friendly Workplace, in cui oggi – da oggi – è entrata a far parte anche la multinazionale farmaceutica Organon Italia.

Organon Italia entra nel network Migraine Friendly Workplace


Promosso dall’associazione European Migraine Headache Alliance – EHMA, il network ‘Migraine Friendly Workplace’ è una community di aziende che lavorano per assicurare l’abbattimento dello stigma e garantire l’inclusione delle persone con emicrania.
A farne parte – da oggi, con l’ingresso avvenuto in occasione dell’evento ‘EMpatia, EMpowerment, EMicrania – Vivere la Vita’ – anche Organon Italia, multinazionale farmaceutica. «Siamo impegnati tutti i giorni per favorire la salute delle donne e l’emicrania rappresenta una delle nostre priorità – dice Flavia Binetti, Organon Italia –. Desideriamo presentarci come partner di riferimento per supportare le donne nella cura di questa malattia». «Spesso si tende a banalizzare questa problematica e a sottovalutarla – continua Elena Ruiz de la Torre, Executive Director European Migraine Headache Alliance – EMHA –. I pazienti vivono una pesante stigmatizzazione per la mancata comprensione del disturbo, ma questo non dovrebbe accadere e il nostro network ha lo scopo di evitarlo».
L’emicrania, infatti, dovrebbe essere affrontata con un approccio olistico, che includa la diagnosi immediata, la cura e l’utilizzo tempestivo delle nuove terapie, così da dare a chi ne soffre una vita migliore.

Quali sono le terapie per l’emicrania
Essendo una delle patologie neurologiche più studiate, per il trattamento dell’emicrania si dispone di un gran numero di opzioni terapeutiche. «Abbiamo sia farmaci per la terapia acuta, come antiinfiammatori, triptani e gepanti, che per la terapia di profilassi, tra cui anticonvulsivanti, betabloccanti, calcioantagonisti, antidepressivi e tossina botulinica – spiega Piero Barbanti, presidente dell’Associazione Italiana per la Lotta contro le Cefalee –. E poi ci sono i recenti farmaci innovativi, ovvero gli anticorpi monoclonali anti-CGRP: medicinali specifici e selettivi, che hanno dato ottimi risultati già dalle prime somministrazioni». Tuttavia, continua l’esperto: «Questi anti-CGRP non sono ancora la prima scelta terapeutica e, anzi, vengono utilizzati molto poco, sicuramente meno di ciò che raccomandano le linee guida europee». Farlo sarebbe invece molto importante, specialmente per aiutare tutte le donne che ne soffrono.

Gli effetti dell’emicrania sulle donne
L’emicrania rappresenta la prima causa di invalidità tra le giovani donne. In loro, i sintomi – tra cui mal di testa, dolore ai lati del cranio, nausea, vomito, affaticamento – tendono a durare (in media) 36,7 ore (a fronte di 28,4 ore nei maschi). Il 25% delle giovani affette da emicrania riferisce di soffrire di ansia, depressione e insonnia a causa del disturbo, i cui attacchi, se non trattati, possono durare da 4 a 72 ore.
Un’indagine europea condotta in dieci Paesi, con 3.169 risposte al questionario, ha evidenziato che il 34% delle donne ha dovuto rivolgersi a quattro o più specialisti per ottenere un accertamento del disturbo, il 67% almeno a due specialisti e il 40% è stato costretto ad aspettare più di cinque anni per una prescrizione dopo la diagnosi.
Secondo gli studiosi, i motivi per cui l’emicrania colpisce maggiormente le donne piuttosto che gli uomini sono diversi: fattori ormonali, differenze nella struttura cerebrale, fattori genetici e ambientali.

Il duplice costo dell’emicrania: economico e sociale
Un recente rapporto della Work Foundation ha rilevato che le ricadute (dirette e indirette) che l’emicrania ha sull’economia europea ammontano circa a 95miliardi l’anno. In Italia, il dato si aggira intorno ai 20miliardi di euro l’anno e comprende costi diretti – farmaci, visite mediche, test diagnostici, ricoveri ospedalieri – e indiretti – perdita di giornate lavorative, produttività ridotta, rinuncia ad attività extraprofessionali. Questi ultimi, tutt’altro che secondari, rappresentano ben il 93% della spesa complessiva: l’emicrania, infatti, oltre a compromettere fortemente la vita delle persone che ne soffrono, può far perdere loro dai due ai sette giorni lavorativi l’anno (addirittura 47 per chi ne soffre in forma acuta).

di Lavinia Sdoga

Condividi
Si occupa da anni di salute, medicina, prevenzione e innovazione scientifica, con particolare attenzione alla qualità dell’informazione medico-scientifica e alla divulgazione. Firma gli articoli di Salute per Repubblica e ha maturato esperienze anche in Rai con cui continua a collaborare.