Dopo la vasta operazione delle forze dell’ordine che ha portato all’arresto di 73 minorenni e alla denuncia di altri 142 per reati legati alle baby gang, Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo, lancia una proposta: introdurre la figura dello psicologo di base obbligatorio nei passaggi critici della crescita dei ragazzi, non solo per contrastare il fenomeno delle baby gang e la violenza giovanile, ma anche per migliorare il benessere psicologico delle future generazioni.
“Parlare di baby gang senza parlare di salute mentale significa guardare solo la punta dell’iceberg,” spiega Lavenia. “Lo psicologo di base obbligatorio rappresenta una vera rivoluzione culturale. Significa offrire un supporto psicologico continuativo e accessibile a tutti i bambini e ragazzi, non solo in caso di psicopatologie conclamate, ma come strumento di prevenzione e promozione del benessere emotivo. In concreto, vorrebbe dire che ogni studente, al passaggio tra un ciclo scolastico e l’altro, dall’infanzia alla primaria, dalle medie alle superiori, dovrebbe avere l’opportunità di confrontarsi con uno psicologo. Non per essere ‘curato’, ma per imparare a conoscere e gestire le proprie emozioni, costruendo una sana tolleranza alla frustrazione”.
Secondo Lavenia, la violenza giovanile non è un fulmine a ciel sereno, ma il frutto di un disagio profondo che matura nel tempo. “Questi ragazzi non sono mostri, sono giovani che non hanno avuto altri strumenti per esprimere il proprio dolore. Lo psicologo di base potrebbe intercettare quei segnali di malessere che spesso sfuggono agli occhi distratti degli adulti, offrendo loro una via d’uscita diversa dalla rabbia e dalla prepotenza.”
La proposta del Prof. Lavenia prevede l’inserimento dello psicologo di base come figura stabile nelle scuole, nei consultori e in tutti i luoghi di aggregazione giovanile. L’obiettivo è creare un sistema in cui la salute mentale venga trattata al pari di quella fisica, con visite periodiche, obbligatorie e gratuite, che aiutino i ragazzi a superare i passaggi più delicati della crescita.
“Non possiamo limitarci a contare gli arresti e le denunce,” aggiunge Lavenia. “Se vogliamo davvero cambiare le cose, dobbiamo passare dalla repressione alla prevenzione. Solo così potremo non solo contrastare il fenomeno delle baby gang, ma anche costruire una società più sana, dove i giovani adulti saranno capaci di gestire le proprie emozioni, di rispettare sé stessi e gli altri, contribuendo al benessere collettivo.”



