Come aveva promesso, tra le prime decisioni firmate immediatamente dopo il giuramento c’è l’uscita degli Stati uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai negoziati per il Trattato pandemico. Nessuno nega che l’OMS abbia dei limiti e non sempre abbia operato nel migliore dei modi. Il punto è che oggi più che mai, in questo mondo interconnesso, la Salute è inevitabilmente globale, One Health come si usa dire oggi.
L’Organizzazione mondiale della sanità viene attaccata dal nuovo presidente per come ha gestito la crisi del Covid, perché la ritiene non indipendente e per i contributi che richiede, considerati troppo onerosi per gli Usa rispetto a quelli versati dalla Cina. La decisione di Trump mette a rischio la stessa esistenza di Oms, visto che il suo Paese è quello che versa i contributi più alti.
Gli Usa partecipano infatti con quasi 1 miliardo di dollari di contributi per il biennio 2024-2025 su un budget totale di 6,5 miliardi, a cui si aggiungono circa 2 miliardi di risorse legate a interventi di emergenza o specifiche finalità. Secondo la piattaforma pubblica dell’Oms sui propri finanziamenti, gli Stati Uniti, nell’ultimo biennio hanno destinato all’agenzia 260 milioni di contributi fissi e 698 milioni di contributi volontari. Queste risorse hanno finanziato per il 23,35% programmi per “l’accesso a servizi sanitari essenziali”, per il 23,05 la risposta a emergenze sanitarie “acute”, per il 18,43% il programma per l’eradicazione della poliomielite nel mondo, il 7,62% all’identificazione di minacce alla salute attraverso strumenti di sorveglianza, il 5,43% per i programmi di preparazione alle emergenze. L’annuncio del neo-presidente Donald Trump arriva in un momento critico: giovedì scorso il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus aveva rivolto un appello alla comunità internazionale con una richiesta di 1,5 miliardi di risorse aggiuntive per rispondere alle crisi sanitarie senza precedenti.
Quindi, venendo meno il supporto degli Stati Uniti l’Oms potrebbe effettivamente collassare, cosa che inevitabilmente creerebbe problemi alla salute globale, ad esempio salterebbe il controllo delle malattie infettive nei Paesi in via di sviluppo.
Ma perché questa decisione? Trump critica l’Oms ormai da tempo. Nel luglio del 2020 aveva già provato ad uscire dall’organizzazione, protestando per la gestione del Covid, ma Biden nel gennaio dell’anno successivo aveva annullato la decisione. Nell’ordine esecutivo appena emesso, il nuovo presidente ribadisce che Oms ha gestito male la pandemia di Covid-19 partita da Wuhan e altre crisi globali. Contesta inoltre “la sua incapacità di adottare riforme urgenti e di dimostrare indipendenza dall’inappropriata influenza politica degli stati membri dell’Oms”. Poi arriva il punto economico “continua a chiederepagamenti ingiustamente onerosi agli Stati Uniti, di gran lunga sproporzionati rispetto ai pagamenti stimati di altri paesi.
Quali conseguenze possiamo immaginare? In primo luogo, questa decisione rischia di diventare indirettamente una cessione di leadership e influenza a livello globale alla Cina. Paese che non ha di certo brillato in termini di trasparenza e collaborazione durante la pandemia di Covid.
Gli esperti sottolineano che la decisione, oltre a incidere gravemente sulla salute mondiale, avrebbe conseguenze molto negative sulla salute dei cittadini americani. Potrebbe annullare i progressi ottenuti nella lotta a malattie come malaria, tubercolosi e HIV, e isolare gli Stati Uniti impedendo ad agenzie come i Centers for Disease Control and Prevention di accedere ai dati di interesse sanitario (ne è un esempio la sequenza genetica del SARS-CoV-2, condivisa dall’OMS nel 2020 dopo la sua caratterizzazione iniziale da parte di scienziati cinesi).
Non mancheranno poi possibili ricadute anche in termini di innovazione. Le agenzie sanitarie e le aziende farmaceutiche si affidano all’Oms per i dati necessari allo sviluppo di vaccini e terapie. Il ritiro dall’Oms può dunque arrecare un danno anche al vantaggio competitivo nell’innovazione delle aziende statunitensi. Gli Stati Uniti rischiano così di restare fuori da tutte le decisioni strategiche di politica sanitaria internazionale: dal trattato pandemico globale ancora oggetto di trattativa all’elezione del nuovo direttore generale dell’Oms nel 2027. Tutto questo mentre si affacciano nuove minacce pandemiche all’orizzonte, a cominciare dal diffondersi dell’aviaria negli Stati Uniti.
Comunque, c’è anche chi intravede qualche vantaggio per l’Europa: l’exit americana, infatti, potrebbe essere l’opportunità per l’Europa di tornare a guidare il fronte della ricerca ed essere protagonista della scena medico-scientifica. Se le aziende farmaceutiche si troveranno di fronte a lacci e lacciuoli (vedi la tendenza no-vax di Robert Kennedy Junior), potrebbe decidere di migrare verso ecosistemi in cui il valore della ricerca viene meglio apprezzato.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) “si rammarica” della decisione degli Stati Uniti. “Ci auguriamo – aggiunge una dichiarazione dell’Oms resa nota a Ginevra – che gli Stati Uniti ci ripensino e siamo impazienti di impegnarci in un dialogo costruttivo per mantenere la partnership tra Usa e Oms, a beneficio della salute e del benessere di milioni di persone in tutto il mondo”. Preoccupazione è stata espressa anche dalla Commissione europea che confida che l’amministrazione statunitense possa ripensarci tutto questo prima del ritiro formale.



