di Irma D’Aria
Non è facile ricostruire l’agenda sanitaria della prossima amministrazione Trump, ma molto si può evincere dalle ultime nomine dei membri del suo gabinetto, cioè Robert Kennedy Jr. come segretario del dipartimento della Salute; Jay Bhattacharya nominato direttore del National Institute of Health; e Jim O’Neill nominato sottosegretario alla sanità. Nomine che sono in attesa della conferma del Senato, ma che già possono darci un’idea di quello che potrebbe cambiare.
Poca fiducia nella scienza
Ma prima ancora di commentare queste tre figure fresche di nomina, può essere utile considerare il fatto che gli Stati Uniti sono uno dei Paesi al mondo con i peggiori indicatori di salute nonostante l’eccellenza che producono in termini di ricerca biomedica e non solo. Un sondaggio effettuato dalla PEW, una agenzia di ricerca di Washington, reso pubblico qualche giorno fa, mostra che un buon quarto degli americani, in grande maggioranza di fede repubblicana, non crede agli scienziati. E non ci crede, evidentemente, neanche quel rampollo dei Kennedy (JF Kennedy junior) che in passato ha ripetutamente espresso numerose falsità sulla sicurezza dei vaccini, altri farmaci di corrente uso come gli antidepressivi.
Le bufale sul Covid e i vaccini
All’inizio della pandemia, l’allora presidente Trump stanziò prima 10, poi oltre 12 miliardi di dollari perché i vaccini arrivassero il prima possibile, prima della concorrenza europea, sugli scaffali delle farmacie. Tolta questa decisione, il neo rieletto presidente, durante il primo anno di pandemia, si fece megafono di ogni sciocchezza pericolosa (come l’idea di bere candeggina per non trasmettere il virus), terapia non provata (come l’idrossiclorochina), teoria complottista sull’origine del virus, compresa quella che SARS-CoV-2 fosse stato creato in laboratorio come arma biologica dal nemico cinese. In campagna elettorale si è arrivati a parlare di “vietare i vaccini”: realisticamente questo è impossibile, non solo per gli interessi economici legati a colossi come Pfizer e Moderna, in concorrenza con la tradizionale industria europea dei vaccini. Durante la pandemia Trump ha paragonato gli sforzi del governo Usa per incrementare le vaccinazioni ai metodi della Germania di Hitler.
Robert Kennedy Jr.: un segretario controverso per il Dipartimento della Salute
Robert Kennedy Jr., noto antivaccinista, è stato scelto come segretario del Dipartimento della Salute. Figura controversa, Kennedy ha diffuso disinformazione sui vaccini e sulle malattie infettive, mettendo in discussione la sicurezza delle vaccinazioni e promuovendo teorie complottiste. Tra le altre cose, ha dichiarato che Il Covid-19 potrebbe essere una malattia “etnicamente mirata“, ingegnerizzata in modo da risparmiare gli ebrei ashkenaziti e i cinesi. La sua nomina solleva serie preoccupazioni riguardo al futuro delle campagne vaccinali e alla fiducia nella scienza. Durante la pandemia, ad esempio, Kennedy ha paragonato i programmi di vaccinazione di massa agli abusi della Germania nazista, un approccio che rischia di compromettere la gestione di crisi sanitarie future. L’ex dem ha annunciato l’intenzione di licenziare seicento dipendenti del National Institutes of Health (Nih), che supervisiona la ricerca sui vaccini, e sostituirli con seicento nuovi dipendenti. Ha affermato che l’istituzione sanitaria pubblica è troppo concentrata sulle malattie infettive e vuole reindirizzare le risorse verso una serie di problemi che lui definisce come epidemia di malattie croniche, tra cui obesità, diabete, autismo e malattie mentali. In recenti interviste, Kennedy ha anche suggerito di svuotare “interi dipartimenti” della Food and Drugs Administration, incluso quello responsabile degli standard nutrizionali.
Le fake-news di Kennedy Jr.
L’ultimo erede della dinastia Kennedy sembra una macchina produttrice di bufale. Ha dichiarato in varie occasioni che l’Wi-Fi provoca il cancro, che le sparatorie nelle scuole dipendono dall’uso di antidepressivi, che le sostanze chimiche nell’acqua rendono transgender ragazze e ragazzi, per insistere poi su due grandi classici della disinformazione sulla salute: che l’AIDS non sia provocata dal virus HIV e che dell’autismo siano responsabili i vaccini contro il morbillo. Questo mentre i Centers for Disease prevention and Control di Atlanta (CDC) riportano nel 2024 più di 270 casi di morbillo contro i 59 dell’anno scorso.
I rischi del latte crudo
Tra le altre cose, Kennedy è un sostenitore dei vantaggi del latte crudo, un alimento pericoloso ovunque per le infezioni che può trasmettere, ma che in questo momento negli Stati Uniti potrebbe diventare un’importante via di diffusione per l’influenza aviaria H5N1 che ha già contagiato decine di persone, 44 solo quelli ufficialmente confermati, 24 dei quali per esposizione a malati infetti. Negli scorsi giorni è stato scoperto il virus dell’influenza aviaria in un lotto di latte crudo non pastorizzato di una nota azienda californiana, la Raw Farm. Il ritrovamento arriva pochi giorni dopo la notizia del primo caso pediatrico di influenza aviaria negli Stati Uniti.
Jay Bhattacharya: Il nuovo volto del National Institutes of Health (NIH)
Jay Bhattacharya, professore alla Stanford University, è stato scelto per dirigere il NIH, l’agenzia di ricerca medica più importante al mondo. Autore della “Great Barrington Declaration”, Bhattacharya si opponeva ai lockdown durante la pandemia, sostenendo che fossero più dannosi per la salute pubblica rispetto al virus stesso. Il suo approccio potrebbe influenzare la ricerca sanitaria, spostandola verso una visione più libertaria, con un’attenzione ridotta alle misure di salute pubblica tradizionali.
Jim O’Neill: innovazione e deregulation
Jim O’Neill, nominato sottosegretario alla Sanità, è noto per le sue posizioni a favore della deregulation nel settore farmaceutico. In passato, ha proposto che i farmaci siano approvati basandosi esclusivamente sulla loro sicurezza, senza necessità di dimostrarne l’efficacia. Questa visione potrebbe accelerare l’immissione di nuovi farmaci sul mercato, ma al costo di una maggiore incertezza per i pazienti. La sua esperienza nel settore privato e le connessioni con l’industria farmaceutica sollevano interrogativi sull’equilibrio tra innovazione e responsabilità.
Il dottor Oz: dalla tv alle assicurazioni sanitarie
Un’altra figura controversa e che fa discutere è quella del dottor Mehmet Cengiz Öz, personaggio molto noto negli USA grazie al suo programma tv, «The Doctor Oz Show», dove vengono dispensati consigli per una vita sana. Quella di usufruire di volti noti dei media è una strategia ormai consolidata della neoamministrazione repubblicana. Oz è stato nominato nuovo amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services, ovvero l’agenzia federale che si occupa di fornire assistenza e assicurazioni sanitarie pubbliche in collaborazione coi governi dei singoli Stati, una funzione che è diventata ancora più delicata e dibattuta dopo le riforme di Obama e dell’estensione della copertura sanitaria a un numero sempre maggiore di cittadini americani.
I potenziali conflitti di interesse
Pur non avendo esperienza nella gestione burocratica di grandi agenzie governative, come fanno notare molti commentatori, Oz ha senza dubbio un curriculum notevole: laureato prima ad Harvard poi alla University of Pennsylvania, è diventato nel 2001 professore alla Columbia University. Allo stesso tempo, ha avuto una carriera non esente da polemiche. Dopo essere stato ripetutamente oggetto di critiche negli anni per la promozione all’interno del suo programma di pratiche non supportate da evidenze scientifiche, nel 2015 una lettera aperta promossa da un medico di Stanford chiedeva alla Columbia il suo licenziamento, avendo Oz «manifestato una straordinaria mancanza di integrità, promuovendo rimedi e cure da ciarlatano per il proprio guadagno economico». Ieri il Washington Post scriveva dei suoi conflitti di interesse: si troverebbe a gestire i programmi assicurativi statali dopo aver spesso sponsorizzato i farmaci di alcune case farmaceutiche – come Ozempic, per la perdita di peso.
Un altro tema caldo: l’aborto
Un argomento al centro di questa campagna elettorale è stata la decisione della Corte Suprema di non considerare più l’interruzione di gravidanza un diritto costituzionale, ma di lasciare che i singoli Stati legiferassero o si regolassero come credevano, come se si trattasse di una procedura medica qualunque. Ciò ha portato i governatori più conservatori a reintrodurre divieti che comprendono i casi più estremi, da quelli seguenti a stupro a quelli in cui a grave rischio è la vita delle donne. Già si sta misurando quindi il ritorno agli aborti clandestini, con il loro carico di danni e vittime.
Cambiamenti climatici e salute
Il nuovo rapporto Lancet Countdown on Health and Climate Change ci ricorda che nel 2023, la popolazione mondiale è stata esposta in media a 50 giorni in più di un caldo minaccioso per la salute rispetto a quel che ci si potrebbe aspettare senza la crisi climatica, il che ha portato al 167% di morti in più l’anno tra gli ultra 65enni rispetto agli anni novanta del secolo scorso. L’amministrazione Trump ha storicamente adottato posizioni scettiche riguardo al cambiamento climatico, ritirandosi dall’Accordo di Parigi e promuovendo politiche a favore dei combustibili fossili. Un proseguimento di queste politiche potrebbe aggravare il riscaldamento globale, con conseguenze dirette sulla salute pubblica, come l’aumento di malattie respiratorie e cardiovascolari. In Italia, ciò potrebbe tradursi in un incremento di patologie legate all’inquinamento atmosferico e a eventi climatici estremi. Ma Trump insiste col definire questa emergenza come una bufala, evitando di rispondere alle domande che la riguardano. “Il clima è sempre cambiato, il meteo si alterna, non c’è nessuna novità”, dichiara.
Politiche sanitarie internazionali e finanziamenti
Durante il suo primo mandato, l’amministrazione Trump ha mostrato un approccio isolazionista, ritirando gli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e riducendo i finanziamenti a programmi sanitari internazionali. Sebbene non siano ancora state annunciate decisioni specifiche in questo secondo mandato, c’è preoccupazione che si possa proseguire su questa linea, indebolendo la cooperazione internazionale in ambito sanitario. Questo potrebbe compromettere la gestione globale di pandemie e la lotta a malattie infettive, con potenziali ripercussioni anche in altri paesi inclusa l’Italia.
Politiche commerciali e accesso ai farmaci
La politica commerciale protezionistica di Trump, caratterizzata dall’imposizione di dazi su prodotti importati, potrebbe influenzare negativamente l’industria farmaceutica italiana. Secondo Farmindustria, l’eventuale introduzione di dazi sui prodotti farmaceutici italiani esportati negli USA potrebbe avere un impatto negativo sul nostro export. Questo scenario potrebbe portare a una diminuzione delle entrate per le aziende italiane e a una possibile riduzione dell’accesso a farmaci essenziali per i cittadini. Insomma, le politiche sanitarie di Washington avranno inevitabilmente ripercussioni globali, influenzando la cooperazione internazionale, l’accesso ai farmaci e la lotta contro le disuguaglianze sanitarie, ma anche la capacità globale di agire secondo i principi della One Health ed essere pronti ad affrontare nuove minacce di salute globali.



