Immunizzazione: perché i vaccini funzionano per ogni generazione
di Sofia Vitali
Per anni abbiamo associato i vaccini soprattutto all’infanzia. Al calendario dei primi mesi di vita, ai richiami pediatrici, alla protezione dei bambini contro malattie che un tempo potevano avere conseguenze gravi o fatali.
Oggi, però, l’immunizzazione riguarda molto di più. Protegge i neonati già prima o subito dopo la nascita, accompagna adolescenti e adulti, diventa essenziale per gli anziani e per le persone fragili, contribuisce a prevenire alcune forme di tumore e aiuta a ridurre ricoveri, complicanze e pressione sui sistemi sanitari.
È questo il messaggio al centro della Settimana Europea dell’Immunizzazione 2026 dedicata al tema “I vaccini funzionano per ogni generazione”. Un messaggio semplice, ma non scontato: la vaccinazione non è un intervento episodico, bensì un percorso di prevenzione lungo tutto l’arco della vita.
Una settimana europea nata per proteggere ogni bambino
La Settimana Europea dell’Immunizzazione 2026 ha anche un valore simbolico particolare: segna la 20ª edizione dell’iniziativa, avviata nel 2007 in 53 Paesi dell’Europa e dell’Asia centrale. Fin dall’inizio, l’obiettivo è stato sensibilizzare istituzioni, operatori sanitari e cittadini su un principio semplice ma fondamentale: ogni bambino ha diritto a essere protetto dalle malattie prevenibili con vaccino.
La campagna è promossa dall’Ufficio Regionale UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale, dalla Commissione Europea e dall’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Europa. In occasione dell’anniversario, i rappresentanti delle tre istituzioni hanno richiamato la necessità di una leadership forte e di un rinnovato impegno politico, per consolidare i risultati ottenuti e garantire che i benefici delle vaccinazioni continuino a proteggere anche le generazioni future.
Questo anniversario arriva in un momento delicato. Da un lato, i vaccini hanno permesso di raggiungere risultati straordinari; dall’altro, il ritorno di alcune malattie prevenibili dimostra che la protezione non può essere data per acquisita una volta per tutte. La sfida dei prossimi anni sarà mantenere alta l’attenzione, rafforzare i programmi nazionali di immunizzazione e ridurre le disuguaglianze di accesso.
Settimana Europea dell’Immunizzazione
1. Una conquista di sanità pubblica che ha cambiato la storia
L’impatto delle vaccinazioni è tra i risultati più importanti della medicina moderna. Secondo i dati richiamati in occasione della Settimana dell’Immunizzazione, dal 1974 i vaccini hanno salvato circa 154 milioni di vite nel mondo, pari a circa 6 vite al minuto negli ultimi 50 anni.
Nella Regione europea dell’OMS, l’elevata copertura vaccinale ha permesso di ridurre drasticamente molte malattie infettive. Dal 2002 l’area europea è libera dalla poliomielite endemica e sono stati compiuti progressi importanti verso l’eliminazione di morbillo e rosolia.
Tra il 2000 e il 2024, i casi di rosolia sono diminuiti di oltre il 99%, quelli di difterite del 90% e quelli di parotite del 95%. Sono numeri che raccontano quanto la prevenzione vaccinale possa incidere non solo sulla salute individuale, ma anche sulla sicurezza collettiva.
I NUMERI CHIAVE
nel mondo dal 1974
negli ultimi 50 anni
prevenibili con vaccino
2000-2024
2. Il paradosso di oggi: più strumenti, ma coperture da rafforzare
Il successo dei vaccini può produrre un effetto paradossale: quando una malattia diventa rara, la percezione del rischio diminuisce. Ma virus e batteri non scompaiono solo perché se ne parla meno.
I dati più recenti segnalano un rischio concreto di arretramento. In alcuni Paesi europei le coperture vaccinali sono in calo e stanno riemergendo focolai di malattie prevenibili. Nel 2024 sono stati segnalati oltre 298.000 casi di pertosse nella Regione europea, il numero più alto mai registrato. I casi di morbillo hanno superato quota 127.000, il dato più elevato degli ultimi 27 anni.
Anche nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo l’attenzione resta alta: al 28 febbraio 2026 erano già stati segnalati 350 casi di morbillo, mentre la pertosse ha registrato quasi 210.000 casi nel 2024, oltre otto volte in più rispetto all’anno precedente. Le infezioni pneumococciche invasive hanno superato i 25.000 casi annui nel 2023 e nel 2024, raggiungendo i livelli più alti dal 2019.
Questi dati mostrano che la protezione di comunità è fragile. Disinformazione, sfiducia, difficoltà di accesso ai servizi e disuguaglianze territoriali possono ridurre l’adesione vaccinale anche quando l’offerta esiste. E quando le coperture scendono, aumenta il numero di persone suscettibili a malattie che possono essere prevenute.
I segnali di allarme in Europa
3. L’immunizzazione non riguarda solo i bambini
La prevenzione vaccinale nasce spesso nei primi mesi di vita, ma non si esaurisce lì. L’approccio oggi più rilevante è quello life-course, cioè lungo tutto l’arco della vita.
Questo significa proteggere i bambini, aggiornare le coperture negli adolescenti, sostenere la prevenzione negli adulti, rafforzare l’immunizzazione degli anziani e delle persone con patologie croniche. È un cambio di prospettiva importante, perché molte infezioni diventano più pericolose con l’età o in presenza di fragilità.
Come ricorda Fabrizio Pregliasco, Direttore Scientifico di VirusRespiratori, “i vaccini sono uno degli strumenti più solidi, sicuri e verificati della medicina moderna e continuano a dimostrare, anche alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, la loro capacità di prevenire malattie, complicanze e ricoveri”.
Il punto, oggi, è allargare lo sguardo. “Parlare di immunizzazione oggi significa adottare una visione ampia, che accompagna la persona lungo tutto il corso della vita: dall’infanzia all’età adulta, fino alla popolazione anziana, sempre più esposta a rischi legati alle infezioni respiratorie”, sottolinea Pregliasco.
Le infezioni respiratorie, infatti, continuano a rappresentare una sfida significativa per la sanità pubblica. Nei pazienti con malattie respiratorie croniche, la vaccinazione può contribuire a ridurre riacutizzazioni, ricoveri e mortalità. Per questo la prevenzione non può più essere considerata un tema solo pediatrico, ma un percorso continuo, da aggiornare in base all’età, allo stato di salute e ai rischi individuali.
Non solo età pediatrica
Infezioni respiratorie: l’importanza della vaccinazione per ridurre i rischi per la salute
GUARDA IL VIDEO
4. Bambini: il primo passo di una cultura della prevenzione
La protezione vaccinale nei primi anni di vita resta una delle basi della sanità pubblica. Riduce il rischio di infezioni potenzialmente gravi e contribuisce a costruire quella protezione collettiva che tutela anche chi non può vaccinarsi.
Per Gian Luigi Marseglia, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Pavia e Presidente SIAIP, vaccinare i bambini significa compiere una scelta che ha effetti immediati e di lungo periodo. “Proteggere i bambini attraverso le vaccinazioni significa fare una scelta di responsabilità che ha un impatto immediato e duraturo sulla loro salute e sul loro sviluppo”, afferma.
Famiglie informate, bambini più protetti
5. Neonati e gravidanza: la prevenzione comincia prima possibile
Una delle evoluzioni più importanti riguarda la protezione dei neonati. In Italia il calendario vaccinale tradizionale prevede l’avvio delle vaccinazioni a partire dal 61° giorno di vita, ma negli ultimi anni si sono aggiunti strumenti che consentono di anticipare la protezione già attorno alla nascita.
Il caso più significativo è quello del Virus Respiratorio Sinciziale, o VRS, responsabile di molte ospedalizzazioni nei lattanti, soprattutto nei primi sei mesi di vita. Oggi sono disponibili due strategie complementari: l’immunizzazione diretta del neonato con anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione e la vaccinazione materna in gravidanza, che permette il trasferimento di anticorpi protettivi al feto.
“Negli ultimi anni, l’approccio alla protezione dei neonati si è ampliato significativamente”, afferma Massimo Agosti, Presidente della Società Italiana di Neonatologia. “Accanto al calendario vaccinale tradizionale, che in Italia prevede l’avvio delle vaccinazioni a partire dal 61° giorno di vita, si sono affermate nuove modalità di prevenzione già dalla nascita”.
L’immunizzazione con nirsevimab è prevista in dose singola: alla nascita per i bambini nati durante la stagione epidemica invernale, oppure prima dell’inizio della stagione per i nati nei mesi precedenti. La campagna, avviata nella stagione 2024-2025, è andata a regime nella stagione 2025-2026 con un’attivazione più omogenea sul territorio nazionale.
La vaccinazione materna contro il VRS, invece, è autorizzata tra la 24ª e la 36ª settimana di gestazione e protegge il neonato dalla nascita fino ai primi sei mesi di vita. A questa si aggiungono vaccinazioni già raccomandate in gravidanza, come quella antinfluenzale e quella contro difterite, tetano e pertosse.
Che cosa significa “doppia protezione” madre-neonato
Una difesa anticipata
6. VRS: il banco di prova di una nuova prevenzione
Il Virus Respiratorio Sinciziale è uno degli esempi più concreti di come la prevenzione stia cambiando. Non si tratta solo di introdurre nuovi strumenti, ma di costruire modelli organizzativi capaci di arrivare in tempo, prima che la malattia produca ricoveri e complicanze.
Nei neonati e nei lattanti, il VRS può avere un impatto importante, soprattutto nei primi mesi, quando la vulnerabilità è maggiore. Per questo le nuove strategie integrate sono considerate un passaggio rilevante verso una prevenzione più precoce e mirata.
“Il VRS può rappresentare il banco di prova di una nuova sanità pubblica: più precoce, più mirata e più vicina ai bisogni reali dei neonati e delle loro famiglie”, osserva Agosti.
Il tema non è soltanto clinico, ma anche organizzativo e comunicativo. Le famiglie devono ricevere informazioni comprensibili già durante la gravidanza o nei primi contatti con i servizi sanitari. Gli operatori devono poter contare su indicazioni aggiornate e omogenee. I territori devono essere messi nelle condizioni di offrire protezione in modo equo.
Proteggere quando la vulnerabilità è massima
7. Hpv: quando il vaccino diventa prevenzione oncologica
L’immunizzazione non serve solo a prevenire infezioni acute. In alcuni casi permette di ridurre il rischio di tumori associati a virus.
È il caso della vaccinazione contro il papillomavirus umano, o Hpv. I programmi vaccinali contro l’Hpv sono stati progressivamente ampliati e oggi tutti i Paesi dell’Ue/See hanno esteso l’offerta sia alle ragazze sia ai ragazzi. L’obiettivo è ridurre nel lungo periodo i tumori correlati all’Hpv, a partire dal cancro cervicale.
La logica è semplice: prevenire oggi l’infezione significa ridurre domani il rischio di alcune malattie oncologiche. È uno degli esempi più chiari di come la vaccinazione possa produrre benefici che si misurano negli anni e nelle generazioni.
Hpv, il vaccino che guarda al futuro
8. Italia ed Europa: coperture buone, ma non sempre sufficienti
La nuova dashboard dell’Ecdc sulla copertura vaccinale consente di monitorare in modo più trasparente l’andamento dei programmi di immunizzazione in Europa. Per l’Italia emergono dati incoraggianti, ma anche aree da rafforzare.
Nel 2024 la copertura per la terza dose di vaccino contro l’epatite B è stata del 94%, superiore alla media Ue/See del 92%. Per il morbillo, la copertura con la prima dose in Italia è stata del 95%, anche in questo caso superiore alla media europea, pari al 93%. Resta invece più debole la copertura con la seconda dose: 84% in Italia, contro una media Ue/See dell’88%.
Coperture vaccinali 2024: Italia e media Ue/See
9. Innovazione: 91 vaccini in sviluppo nell’Unione europea
La prevenzione vaccinale non è ferma. Secondo i dati di Vaccines Europe richiamati da Farmindustria, sono 91 i vaccini attualmente in sviluppo nell’Unione europea. Di questi, il 41% è destinato a malattie per le quali oggi non esiste ancora una protezione vaccinale. È un dato che racconta una traiettoria precisa: l’innovazione vaccinale non serve solo ad aggiornare strumenti già esistenti, ma anche ad aprire nuove possibilità di prevenzione in aree dove il bisogno medico è ancora scoperto.91
Vaccini in sviluppo nell’Unione Europea
41%
Quota destinata a malattie oggi senza protezione vaccinale
“I vaccini sono una delle innovazioni più efficaci e inclusive della medicina”, dichiara Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria. “Non solo salvano vite, ma generano valore per l’intera società. Investire in prevenzione significa costruire un futuro più sano, resiliente e sostenibile per tutte le generazioni”.
L’innovazione riguarda anche i modelli organizzativi. Nuove dashboard, migliori sistemi di monitoraggio, strategie integrate per gravidanza e neonatalità, programmi lungo tutto l’arco della vita e campagne più mirate possono rendere la prevenzione più efficace e più vicina ai bisogni reali delle persone.
Calendari vaccinali più ampi e dati più trasparenti
Negli ultimi anni molti Paesi europei hanno ampliato i propri calendari vaccinali, includendo nuove protezioni contro malattie come meningite, polmonite e rotavirus. Quasi tutti gli Stati della Regione hanno introdotto anche la vaccinazione contro il papillomavirus umano, con l’obiettivo di prevenire il cancro cervicale e altre forme tumorali correlate all’Hpv.
Un altro fronte in evoluzione riguarda la tutela delle donne in gravidanza. Le strategie vaccinali oggi permettono di proteggere la madre e, allo stesso tempo, di contribuire alla protezione del neonato fin dalle prime fasi della vita. Il documento richiama in particolare la protezione contro pertosse, influenza, Covid e virus respiratorio sinciziale, dentro una visione sempre più integrata della prevenzione materno-infantile.
Per rendere questi programmi più efficaci, però, servono dati aggiornati e facilmente consultabili. In questa direzione va la nuova dashboard dell’Ecdc, pensata per mostrare l’andamento delle coperture vaccinali contro Hpv e altre infezioni prevenibili, tra cui epatite B, morbillo e rosolia. Lo strumento offre una panoramica comparabile tra i Paesi europei e può aiutare decisori e sistemi sanitari a individuare le aree in cui intervenire con maggiore urgenza.
La dashboard ECDC: perché è utile
Herpes zoster: così il "modello Vax Populi" porta il vaccino dentro l’ospedale
GUARDA IL VIDEO
10. Il valore economico della prevenzione
Investire in immunizzazione significa evitare malattie, complicanze, ricoveri e costi sociali. Le evidenze economiche riportate in occasione della Settimana dell’Immunizzazione indicano che ogni euro investito in prevenzione può generare fino a 14 euro di benefici socio-economici. Nel caso dell’immunizzazione degli adulti il ritorno può arrivare fino a 19 euro, mentre per le vaccinazioni pediatriche fino a 44 euro.Prevenzione in generale
Fino a 14€ per ogni euro investito
Immunizzazione degli adulti
Fino a 19€ per ogni euro investito
Vaccinazioni pediatriche
Fino a 44€ per ogni euro investito
In Italia, secondo un’analisi Altems, il raggiungimento degli obiettivi di copertura previsti dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2023-2025 per le vaccinazioni dell’adulto e dell’adolescente potrebbe comportare una riduzione dei costi sociali fino a 3 miliardi di euro e un incremento del PIL fino a 10 miliardi di euro.
Italia, obiettivi PNPV 2023-2025
Fino a 3 miliardi di euro di costi sociali evitati
Italia, impatto sul PIL
Fino a 10 miliardi di euro di incremento
Prevenzione come investimento
11. Adulti, anziani e pazienti fragili: il nodo delle infezioni respiratorie
L’invecchiamento della popolazione rende sempre più importante mantenere aggiornate le coperture vaccinali anche in età adulta. Il rischio non riguarda solo l’infezione in sé, ma anche le complicanze, le riacutizzazioni di patologie croniche, il ricorso all’ospedale e la perdita di autonomia.
Per Enrica Intini, Responsabile del Gruppo di Studio Patologie Infettive Respiratorie e Tubercolosi AIPO-ITS/ETS, la vaccinazione resta una delle strategie più efficaci e sostenibili contro l’impatto delle infezioni respiratorie nei pazienti fragili.
“In un contesto epidemiologico in continua evoluzione, in cui le infezioni respiratorie continuano a rappresentare una sfida significativa per la sanità pubblica, la vaccinazione si conferma una delle strategie più efficaci e sostenibili per ridurre le riacutizzazioni, i ricoveri e la mortalità in pazienti affetti da patologie respiratorie croniche”, afferma Intini.
Questo significa che la prevenzione deve entrare stabilmente nei percorsi di cura dei pazienti cronici. Non come atto isolato, ma come parte della gestione complessiva della salute.
L’età aumenta la vulnerabilità
12. Accessibilità, fiducia e comunicazione: le vere sfide aperte
Il tema non è solo avere vaccini disponibili. È fare in modo che le persone possano accedervi, capiscano perché sono importanti e si fidino delle informazioni che ricevono.
Le difficoltà di accesso ai servizi, le differenze territoriali, la disinformazione e la sfiducia possono ridurre l’adesione vaccinale anche quando l’offerta esiste. Per questo l’immunizzazione richiede un’alleanza tra istituzioni, operatori sanitari, pediatri, medici di medicina generale, specialisti, associazioni e cittadini.
La comunicazione ha un ruolo decisivo. Non basta dire che i vaccini funzionano. Serve spiegare a chi servono, quando farli, quali rischi aiutano a prevenire e perché alcune vaccinazioni sono raccomandate anche in età adulta o in gravidanza.
Una comunicazione efficace deve essere chiara, empatica, non giudicante e basata su evidenze scientifiche. Deve parlare alle famiglie, ma anche agli adulti sani, ai pazienti cronici, agli anziani e alle persone fragili. Perché la prevenzione funziona solo se raggiunge davvero chi ne ha bisogno.
Le 4 condizioni perché l’immunizzazione funzioni davvero
Accesso
I vaccini devono essere disponibili in modo omogeneo e semplice da raggiungere.
Fiducia
Le persone devono ricevere informazioni chiare e affidabili.
Continuità
La vaccinazione deve accompagnare tutte le età della vita.
Monitoraggio
I dati servono per capire dove intervenire e quali coperture rafforzare.
Infezioni respiratorie, in Italia ci si vaccina ancora troppo poco: perché e cosa c'è da fare
GUARDA IL VIDEO
Informare le famiglie: la prevenzione comincia anche dalle parole giuste
La fiducia nelle vaccinazioni si costruisce anche attraverso strumenti semplici, chiari e accessibili. Per questo la comunicazione rivolta ai genitori è una parte essenziale della prevenzione, soprattutto nei primi anni di vita, quando si prendono decisioni importanti per la salute dei bambini.
In questa direzione va l’opuscolo “Proteggi il tuo bambino – Non è mai troppo presto”, realizzato dalla Società Italiana di Neonatologia e dalla Società Italiana di Pediatria. Il materiale, giunto alla seconda edizione, è pensato per guidare i genitori nelle scelte di prevenzione e vaccinazione nei primi anni di vita.
Un elemento importante è l’accessibilità: l’opuscolo è stato tradotto in 7 lingue, per favorire l’informazione anche tra le famiglie di origine straniera. È un esempio concreto di come la prevenzione non dipenda solo dalla disponibilità dei vaccini, ma anche dalla capacità di raggiungere le persone con messaggi comprensibili, tempestivi e culturalmente adeguati.
Che cos’è
Un opuscolo informativo per i genitori
Chi lo ha realizzato
Società Italiana di Neonatologia e Società Italiana di Pediatria
A cosa serve
Guidare le scelte di prevenzione e vaccinazione nei primi anni di vita
Edizione
Seconda edizione
Accessibilità
Tradotto in 7 lingue
Messaggio chiave
Informare bene le famiglie significa proteggere meglio i bambini
L’immunizzazione non è solo una protezione per l’infanzia, ma un percorso di prevenzione che accompagna ogni fase della vita.
13. Il messaggio finale: proteggere una generazione significa proteggere anche le altre
La Settimana dell’Immunizzazione 2026 ci ricorda che i vaccini sono una responsabilità collettiva. Proteggere un neonato significa ridurre il rischio nei primi mesi di vita. Vaccinare un adolescente contro l’Hpv significa investire nella prevenzione oncologica futura. Proteggere adulti, anziani e fragili significa ridurre complicanze, ricoveri e mortalità. Mantenere alte le coperture significa limitare la circolazione delle infezioni e tutelare anche chi non può vaccinarsi.
I vaccini funzionano per ogni generazione perché ogni generazione è collegata alle altre. La salute dei bambini dipende anche dalle scelte degli adulti. La protezione degli anziani dipende anche dalla forza dei servizi territoriali. La sicurezza delle comunità dipende dalla capacità di mantenere alta la fiducia nella prevenzione.
Il vero obiettivo, oggi, non è solo celebrare ciò che i vaccini hanno permesso di ottenere. È evitare che quei risultati vengano dati per scontati.
Immunizzazione
Protezione contro una malattia tramite vaccino o altri strumenti preventivi
Life-course
Approccio alla prevenzione lungo tutto l’arco della vita
Immunità di comunità
Protezione indiretta delle persone fragili grazie ad alte coperture nella popolazione
VRS
Virus Respiratorio Sinciziale, rilevante soprattutto nei lattanti e nei fragili
Hpv
Papillomavirus umano, associato ad alcune forme tumorali