CUORE DI DONNA

Il rischio cardiovascolare comincia molto prima di quanto pensiamo

di Irma D’Aria

Dalla gravidanza alla menopausa, passando per endometriosi, pressione alta e stili di vita: la
storia del cuore femminile si scrive lungo tutto l’arco della vita. Le ricerche presentate al
Congresso della European Society of Cardiology di Monaco mostrano perché per prevenire
infarto e ictus nelle donne non basta più guardare soltanto ai tradizionali fattori di rischio. E
persino una mammografia, grazie all’Intelligenza Artificiale, potrebbe un giorno offrire
informazioni sulla salute cardiovascolare.


Per molto tempo il cuore ha avuto, almeno nell’immaginario collettivo e in parte anche nella
ricerca, un sesso prevalentemente maschile. L’infarto era l’uomo di mezza età con dolore al petto; la
prevenzione femminile era soprattutto mammografia, Pap test, osteoporosi. Eppure, le malattie
cardiovascolari restano la prima causa di morte nelle donne e continuano a essere più facilmente
sottodiagnosticate e sottotrattate nella popolazione femminile. È proprio questo uno dei grandi temi
che attraversano l’ESC Congress 2026, il congresso della European Society of Cardiology che si è
svolto a Monaco dal 28 al 31 agosto. La novità non sta semplicemente nel ribadire che anche le
donne hanno un cuore da proteggere. Sta cambiando qualcosa di più profondo: il modo in cui viene
ricostruito il rischio cardiovascolare femminile. Gravidanza, menopausa precoce, alcune
patologie ginecologiche, malattie autoimmuni e, più in generale, la storia ormonale e riproduttiva
possono contenere informazioni importanti sul futuro cardiovascolare di una donna.

I NUMERI CHIAVE

0 %

Morti femminili in Europa dovute a malattie cardiovascolari

0 %

Morti maschili dovute a malattie cardiovascolari

0 %

Donne con endometriosi: aumento del rischio di infarto o ictus ischemico

0 %

Donne consapevoli che le malattie cardiovascolari sono una delle principali minacce
per la salute femminile nel progetto italiano “A Call for Women”

Il cuore ha una biografia

Pressione alta, colesterolo, diabete, obesità, fumo e sedentarietà rimangono pilastri della valutazione
del rischio cardiovascolare. Ma nelle donne potrebbero non raccontare tutta la storia.

All’ESC Congress 2026 è stato presentato uno studio coordinato da Sofie Engstrøm Johansen, del
Copenhagen University Hospital, dedicato proprio all’associazione tra fattori di rischio
specificamente femminili e infarto miocardico acuto nelle donne giovani. Il messaggio è
importante soprattutto perché sposta indietro l’orologio della prevenzione: il rischio cardiovascolare
di una donna non nasce improvvisamente con la menopausa.

Un recente documento di consenso dell’ESC dedicato alla salute cardiovascolare femminile richiama infatti l’attenzione su elementi spesso trascurati nelle valutazioni tradizionali. «Le donne hanno anche fattori scatenanti delle malattie cardiache che gli uomini non hanno, tra cui complicazioni della gravidanza, menopausa precoce e malattie autoimmuni, che vengono abitualmente ignorati nelle valutazioni standard del rischio», ha sottolineato Julia Grapsa, che ha guidato il gruppo internazionale di esperti. È il
concetto di biografia cardiovascolare: per capire quale sarà il rischio di una donna a 60 anni può
essere utile conoscere ciò che è accaduto al suo organismo a 30 o 40.

La biografia del cuore

Età fertile

Endometriosi • Diabete • Fumo • Obesità

Gravidanza

Preeclampsia • Ipertensione Gestazionale • Diabete gestazionale

Menopausa

Età della menopausa • Pressione • Colesterolo • Distribuzione del grasso

Dopo la menopausa

Ipertensione • Dislipidemia • Diabete • Sedentarietà

La gravidanza può raccontare il futuro del cuore

Un capitolo particolarmente interessante riguarda la gravidanza. Tra i lavori presentati all’ESC 2026
ce n’è uno che ha analizzato in 220 mila donne il rapporto tra una storia di disturbi ipertensivi della
gravidanza e il successivo sviluppo della cosiddetta sindrome cardiovascolare-renale-metabolica.
Preeclampsia e ipertensione gestazionale, dunque, non dovrebbero essere considerate soltanto
complicanze ostetriche destinate a essere archiviate dopo la nascita del bambino. 

La gravidanza rappresenta, infatti, una sorta di stress test fisiologico per l’organismo materno: aumenta il lavoro del cuore, cambiano metabolismo e circolazione e crescono le richieste al sistema cardiovascolare.  In alcune donne può quindi far emergere una vulnerabilità che merita di essere tenuta sotto osservazione negli anni successivi. Questo non significa naturalmente che una donna che ha avuto una complicanza della gravidanza svilupperà necessariamente una malattia cardiovascolare.

Significa, piuttosto, che quell’informazione dovrebbe rimanere nella sua storia clinica e contribuire
a stabilire quanto attentamente controllare nel tempo pressione, peso, glicemia, colesterolo e gli altri
fattori modificabili. Il rapporto tra gravidanza e cuore è ormai considerato abbastanza importante
dall’ESC da aver portato alla pubblicazione di indicazioni specifiche rivolte alle pazienti e alla
richiesta di percorsi multidisciplinari per le donne con patologie cardiovascolari che affrontano una
gravidanza.

Endometriosi, menopausa e quei fattori che non chiediamo quasi mai

La stessa prospettiva porta a guardare con occhi diversi alcune condizioni tipicamente femminili. A
rafforzarla contribuiscono anche dati presentati dall’ESC negli ultimi anni. Nel 2024, per esempio,
una grande ricerca danese condotta su quasi 300 mila donne ha mostrato che quelle con
endometriosi presentavano un rischio combinato di infarto acuto o ictus ischemico circa del 20%
superiore rispetto alle donne senza endometriosi. Non significa che l’endometriosi “causi” un
infarto né che debba diventare motivo di allarme per chi ne soffre.

L’associazione può dipendere da una combinazione complessa di infiammazione, assetto ormonale e altri fattori. Ma è un esempio di quanto la storia ginecologica possa contenere informazioni utili anche per il cardiologo. Poi arriva la menopausa. La riduzione degli estrogeni si accompagna a cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo, nel metabolismo dei lipidi e nella funzione vascolare e coincide con un’età in cui diventano più frequenti ipertensione, dislipidemia, insulino-resistenza e aumento del peso. Non è quindi corretto pensare alla menopausa come a un interruttore che improvvisamente “accende” il
rischio cardiovascolare. È piuttosto un passaggio nel quale diversi fattori possono convergere e
accelerare una traiettoria iniziata molti anni prima.

I NUMERI CHIAVE

0 %

Rischio di ictus ischemico

0 %

Rschio di infarto miocardico acuto

0 %

Rischio di aritmie

0 %

Rischio di scompenso cardiaco

Cuore: 11 regole per la prevenzione cardiovascolare

GUARDA IL VIDEO

Le donne italiane conoscono il proprio rischio?

Il problema non riguarda soltanto i medici. Riguarda anche la percezione che le donne hanno della
propria salute. All’ESC Congress 2026 è stato presentato anche il progetto italiano “A Call for
Women”, coordinato dall’IRCCS Policlinico San Donato, che studia i determinanti della
consapevolezza del rischio cardiovascolare nelle donne italiane. È un tema tutt’altro che secondario.
Per decenni le campagne di prevenzione hanno costruito una forte consapevolezza del rischio
oncologico femminile, mentre quello cardiovascolare è rimasto molto meno presente nella
percezione delle donne. E la scarsa consapevolezza può avere conseguenze concrete: sottovalutare i
sintomi, rivolgersi più tardi al medico, non controllare adeguatamente i fattori di rischio.

Quando l’infarto delle donne non assomiglia all’infarto che
conosciamo

C’è poi un altro problema: non sempre la malattia coronarica femminile corrisponde al modello
classico dell’arteria ostruita da una grande placca aterosclerotica. Il registro multicentrico italiano
GEDI-ACS sta studiando specificamente le sindromi coronariche acute nelle donne integrando
informazioni cliniche con fattori riproduttivi, psicosociali, socioeconomici, biochimici e molecolari.

Nei primi dati disponibili, relativi a 68 pazienti, il 38,2% presentava un MINOCA, cioè un infarto
miocardico senza una significativa ostruzione delle arterie coronarie. Tra le diagnosi figuravano
anche sindrome di Takotsubo e dissezione coronarica spontanea. Sono dati preliminari e provengono da un campione ancora piccolo, ma raccontano bene perché applicare automaticamente alle donne modelli costruiti prevalentemente sugli uomini possa non essere sufficiente.

E proprio dall’ESC 2026 arriva un’altra novità importante. La Fifth Universal Definition of Myocardial Infarction, elaborata congiuntamente da ESC, American College of Cardiology, American Heart Association e World Heart Federation, incorpora ora soglie della troponina
cardiaca specifiche per sesso e sottolinea l’importanza dell’imaging per comprendere quale meccanismo abbia provocato l’infarto. 

Perché l’infarto non è una sola malattia e comprenderne la
causa è essenziale per scegliere accertamenti e trattamenti appropriati.

E se la mammografia potesse guardare anche il cuore?

Una delle ricerche più curiose presentate all’ESC Congress 2026 parte da un esame che milioni di
donne conoscono bene: la mammografia. E se le immagini utilizzate per lo screening del tumore del seno potessero fornire informazioni anche sulla salute del cuore?

Un gruppo di ricercatori israeliani ha analizzato con l’intelligenza artificiale 97.364 mammografie di 29.921 donne, con un’età media di 54 anni, incrociando le immagini con le informazioni contenute nelle cartelle cliniche. Nel campione, il 16% delle donne aveva la pressione alta, il 2,5% una cardiopatia coronarica e il 2,5% aveva avuto un ictus. Il modello di Intelligenza Artificiale è stato quindi addestrato a riconoscere
dalle sole mammografie caratteristiche associate a queste condizioni cardiovascolari. La capacità di
distinguere le donne con e senza la patologia è risultata dell’86% per l’ictus, del 79% per
l’ipertensione e del 78% per la cardiopatia coronarica, con risultati simili indipendentemente
dall’età e dalla presenza di un tumore.

L’obiettivo non è naturalmente utilizzare la mammografia per fare una diagnosi cardiologica, ma
sfruttare un esame già molto diffuso per individuare donne che potrebbero meritare ulteriori
controlli. «Molte donne partecipano regolarmente allo screening per il tumore della mammella
anche quando non si sono rivolte al medico per sintomi cardiovascolari», ha spiegato Viana
Copeland della Tel Aviv University, che ha presentato lo studio a Monaco. Inoltre, la
mammografia raggiunge molte donne proprio nella mezza età, «un periodo importante per
riconoscere e affrontare il rischio cardiovascolare».

La strada verso l’utilizzo clinico, però, è ancora lunga: i ricercatori stanno lavorando per migliorare
l’accuratezza del sistema e ridurre falsi positivi e falsi negativi. «Una mammografia potrebbe un
giorno fare più che cercare un tumore del seno: potrebbe offrire anche una finestra sulla salute
cardiovascolare», ha osservato Elena Arbelo dell’ESC Communication Committee. Ma prima,
ha sottolineato, bisognerà dimostrarne accuratezza e affidabilità.

I NUMERI CHIAVE

0

Mammografie analizzate

0

Donne

anni
0

Età mediana

AUROC
0

Ictus

AUROC
0

Ipertensione

AUROC
0

Cardiopatia ischemica

Il movimento entra nella prevenzione di precisione

Conoscere meglio il rischio non significa trasformare ogni fase della vita femminile in una malattia.
Al contrario, identificare precocemente una traiettoria di rischio permette soprattutto di intervenire
sui fattori modificabili. Un altro lavoro presentato all’ESC 2026 ha studiato nella coorte UK
Biobank il rapporto tra attività fisica misurata oggettivamente e rigidità arteriosa nelle donne,
tenendo conto sia dei tradizionali fattori cardiovascolari sia di quelli specificamente femminili. La
rigidità delle arterie è considerata un indicatore dell’invecchiamento vascolare. 

Il lavoro rafforza quindi le evidenze sul rapporto tra attività fisica e salute vascolare, mostrando un’associazione con la rigidità arteriosa indipendente dai tradizionali fattori di rischio e da quelli specificamente femminili. Attività fisica, pressione, colesterolo, glicemia, fumo, alimentazione e peso rimangono perciò fondamentali anche quando la valutazione del rischio diventa più sofisticata. La medicina di genere non sostituisce i tradizionali fattori di rischio: aggiunge informazioni che permettono di interpretarli meglio.

Servono cardiologie dedicate alle donne?

L’ultimo passaggio riguarda l’organizzazione stessa dell’assistenza. Nel maggio 2026 un
documento di consenso pubblicato sull’European Heart Journal e promosso dall’ESC ha proposto
la creazione in Europa di veri e propri Women’s Heart Centres, centri dedicati alla salute
cardiovascolare femminile. La proposta nasce da un problema ancora irrisolto: nelle donne le
malattie cardiovascolari hanno maggiori probabilità di non essere diagnosticate o trattate
adeguatamente e possono esserci ritardi nel riconoscimento della malattia.  

«Le malattie cardiache uccidono più donne di qualsiasi altra condizione», ha ricordato Julia Grapsa, cardiologa del Mass General Brigham Heart Vascular Institute di Boston e prima autrice del documento di consenso ESC. Eppure, alcuni fattori di rischio specificamente femminili continuano a essere
trascurati e le donne restano meno rappresentate negli studi clinici che contribuiscono a determinare
la pratica medica. Non significa creare una cardiologia completamente separata. I Women’s Heart
Centres immaginati dall’ESC dovrebbero piuttosto diventare poli di competenza inseriti nelle
strutture cardiovascolari esistenti e collegati in rete con gli altri servizi, offrendo un’assistenza
multidisciplinare attenta alle differenze di sesso lungo tutto l’arco della vita.

0 %

morti femminili in Europa per malattie cardiovascolari

volte più tempo
0

prima di chiedere assistenza in caso di scompenso cardiaco

0 %

rischio cardiovascolare associato al fumo nelle donne rispetto agli uomini

0 %

rischio di mortalità dopo infarto nelle donne rispetto agli uomini

Dalla prevenzione per organi alla prevenzione per storia

Forse è proprio questa la lezione più interessante che arriva dall’ESC Congress 2026. Per anni
abbiamo diviso la salute femminile in compartimenti: il ginecologo si occupava della gravidanza e
della menopausa, il cardiologo di pressione e coronarie, l’endocrinologo del metabolismo, il medico
di famiglia teneva insieme – quando possibile – i diversi pezzi. La ricerca sta suggerendo invece
che quei pezzi raccontano la stessa persona. Una preeclampsia avvenuta a 32 anni, una
menopausa arrivata precocemente, l’endometriosi, una malattia autoimmune, l’aumento della
pressione a 50 anni e la sedentarietà a 60 non sono necessariamente episodi indipendenti da
archiviare in cartelle cliniche diverse. Possono diventare capitoli di una stessa biografia
cardiovascolare. Ed è probabilmente questa la domanda che la prevenzione del futuro dovrà
imparare a fare alle donne: non soltanto “come sta oggi il suo cuore?”, ma “qual è la storia che il
suo cuore ha vissuto fin qui?”.